Alla vigilia della Conferenza di servizi, la voce della Chiesa casertana si leva a difesa delle colline ferite. A poche ore dall'appuntamento del 28 luglio, in cui sarà esaminato il progetto di dismissione, recupero e riuso del piazzale della cava di calcare in località Monte, nella frazione San Clemente, monsignor Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, ha diffuso una nota in cui esprime "viva preoccupazione" per ciò che si nasconde dietro l'etichetta della riqualificazione ambientale.

Il presule non usa giri di parole. Il progetto, pur presentato come intervento di risanamento, prevederebbe – secondo quanto denuncia il vescovo – un impianto destinato a ricevere e trattare ingenti quantità di materiali e rifiuti provenienti dall'esterno, in un'area già profondamente compromessa e segnata da rilevanti fragilità ambientali. A destare allarme, scrive Lagnese, sono in particolare "il rischio di frana molto elevato, la vicinanza alle abitazioni di San Clemente, al nuovo Policlinico di Caserta nonché il possibile aumento del traffico pesante, delle polveri e del rumore".

Non è la prima volta che il vescovo interviene sulla questione delle cave. Già nell'agosto del 2025, ricorda la nota, Lagnese aveva richiamato la gravità dello sfregio arrecato dalle attività estrattive alle colline casertane, affermando che ogni autentica riqualificazione deve evitare nuovo sfruttamento e privilegiare il risanamento e la ricomposizione ambientale. Le preoccupazioni oggi sollevate dai comitati cittadini, osserva il presule, rendono quel richiamo ancora attuale.