Un leader italiano della Flotilla si commuove per il jihadista. Organizzatrice del Pride: speravo che il terrorista fosse biancodi Francesco Storacemartedì 28 luglio 20263' di letturaI pacifisti. I progressisti. E quello della Flotilla. La miscela con gli arabi in festa per l’attentato di Berlino ad opera di un islamista radicale distrugge anche da noi ogni minima parvenza di civiltà. Scrive Vincenzo Fullone (volto noto della Global Sumud Flotilla italiana) sulle sue storie Instagram con toni strappalacrime sull’attentatore («Avevi negli occhi il peso di un mondo troppo grande... Che tu possa trovare la pace...»), seguito dalla giustificazione «Non sono impazzito. Ho visto un ragazzo dove voi avete bisogno di vedere soltanto un musulmano» e dal tentativo di slegarlo dall’Islam («non aveva quasi nulla... rabbia, solitudine...»). Senza un briciolo di pietà per chi ha subito un attentato devastante. Eppure è lì che l’assassino, Abdul Ballout, 21enne cittadino tedesco di origini libanesi, noto agli ambienti islamisti e un tentativo di unirsi all’ISIS, ha lanciato un furgone contro la folla a Tiergarten e ha poi aggredito persone con un machete. Una donna è morta, 29 feriti. È stato ucciso dalla polizia il giorno dopo in uno scontro a fuoco a Spandau mentre caricava gli agenti armati.Ma per il flotillero l’umano è lo stragista. Poi, quell’altra, l’attivista con le stesse idee, che si esibisce in modo ancora più cinico: «Spero che non sia un immigrato, spero che sia una persona bianca cristiana». E riflette esattamente una logica perversa: quando i fatti non entrano nello schema «oppressore bianco cristiano verso oppresso», si genera imbarazzo o delusione narrativa. Non è un’invenzione; è il riflesso di un quadro ideologico in cui l’identità dell’autore conta più della vittima o del movente reale. E ancora: gli ultrà arabi scatenati sui siti. A testimonianza la pagina Facebook di Al Jazeera, un coro di evviva per il sangue versato a Berlino.Sul post relativo all’attacco ci sono migliaia di reazioni “haha” (oltre 3.000-3.500 su un totale di circa 10.000) e commenti celebrativi da utenti con nomi arabo-musulmani («salute a chi l’ha fatto», ecc.). Non è un fenomeno isolato: accade regolarmente su media arabi o pro-Pal quando target occidentali, ebrei o LGBTQ vengono colpiti. Non «tutti i musulmani», ovviamente, ma una fetta non marginale del pubblico di quei canali lo esprime apertamente. Il quadro più ampio è questo: un attentato islamista contro una comunità che la sinistra europea ha da decenni trattato come “sua”, seguito da solidarietà o relativizzazione verso l’autore da parte di attivisti pro-Pal italiani, e da celebrazioni aperte in ambienti arabi. Quello che si può e si deve fare, in concreto e senza retorica, è semplice e scomodo allo stesso tempo: 1. Chiamare le cose con il loro nome. Non è «rabbia e solitudine», non è «un ragazzo che non trovava pace». È un attentato jihadista contro una folla LGBTQ, compiuto da un ragazzo condannato, “deradicalizzato” e rilasciato.Attentato a Berlino, la follia dell'attivista sul killer: "Spero sia bianco e cristiano…"L'attentato islamico al Gay Pride di Berlino - e di conseguenza, anche l'ultimo andato in scena a Parigi - non c...2. Smettere di trattare certi gruppi come intoccabili. Quando su Al Jazeera migliaia di persone ridono e celebrano l’attacco a un Pride, non è “islamofobia” notarlo. È un dato di fatto. La stessa sinistra che fa del «diritto a esistere» delle persone LGBTQ un pilastro, non può continuare a importare e a difendere culture e ideologie che considerano quegli stessi diritti da eliminare. Scegliere. 3. Politiche migratorie e di sicurezza che non siano suicidio assistito. Ballout era cittadino tedesco, nato in Germania, ma cresciuto in un ambiente in cui il tentativo di raggiungere l’ISIS non è un’eccezione rara. Continuare a dare sospensioni di pena, corsi di “deradicalizzazione” volontari e cittadinanza a chi manifesta odio ideologico dichiarato è irresponsabile. 4. Difendere lo spazio pubblico liberale senza scuse. Pride, sinagoghe, mercati di Natale, concerti: se diventano obiettivi ricorrenti di un’ideologia specifica, lo Stato ha il dovere di proteggerli di più e di colpire chi predica o celebra quella violenza. 5. Rifiutare il doppio standard culturale. Se un bianco cristiano avesse fatto la stessa cosa, la macchina mediatica e politica sarebbe già in piena caccia alle streghe. Quando lo fa un islamista, si sente dire «non generalizziamo», «è un caso isolato», «guardiamo alle cause sociali». Questo doppio standard è il vero veleno. Fullone non può scegliere per noi. Europa e Occidente devono stare dalla parte opposta: per difendere proprio noi.Parigi, altro orrore islamico dopo Berlino: accoltella tre donne in strada, "Ordine di Allah"Un uomo armato di due coltelli ha aggredito tre donne, di 19, 24 e 36 anni, vicino a Porte de Clichy, nella zona no...
Se sinistra, pro-Pal e islamici celebrano il killer di Berlino | Libero Quotidiano.it
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