Gli accumuli sono il tassello che rende le rinnovabili affidabili 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Con Letizia Magaldi, imprenditrice dell’energia, Managing Director di Magaldi Green Energy e membro del consiglio di amministrazione di Magaldi Power, ma anche presidente di Kyoto Club e membro dell’esecutivo di Aspen Institute Italia, parliamo di aste, costi, regole e del perché l’accumulo termico può cambiare l’industria. Le tecnologie per superare l’intermittenza ci sono. Ora bisogna allineare regole, oneri e finanza perché l’industria scelga la strada più pulita e, sempre più spesso, più economica. Anche i fossili sono intermittenti: basta uno shock nello Stretto di Hormuz e l’“oro” diventa incostante.
Sappiamo come produrre energia, anche in modo pulito. Però bisogna poterla usare quando serve. È per questo che l’accumulo è diventato “il problema dei problemi” della transizione energetica?
La buona notizia è che le tecnologie ci sono, letteralmente una costellazione, e che il mercato si muove velocissimo. Gli accumuli elettrochimici hanno ridotto i loro costi del 90% in dieci anni. Il segnale più chiaro? Nel 2025 c’è stata la prima asta di Terna, che chiedeva 10 gigawattora, e l’offerta è stata di 40 GWh, quattro volte superiore. Se il mercato non fosse maturo, quell’asta sarebbe andata deserta; invece è stata aggiudicata a prezzi bassi, con pochi incentivi richiesti dai vincitori. Se un’asta così complessa va in overbooking, vuol dire che gli operatori ci sono e le tecnologie sono pronte. Dopo l’estate è attesa la seconda asta.






