di
Maria Giovanna Faiella
Agenas pubblica le Linee di indirizzo sul lavoro di équipe in questi presìdi, che devono dare risposte concrete ai reali bisogni delle persone (sane, con acuzie minori, o con malattie croniche o non autosufficienti). Il direttore Tanese: «Indicano un modello con indicazioni pratiche cui poter fare riferimento»
Luoghi in cui medici di famiglia/pediatri, infermieri, assistenti sociali e altri professionisti – per esempio specialisti, psicologi, fisioterapisti, a seconda dei bisogni dell’utente – lavorano «in squadra», condividendo percorsi assistenziali e obiettivi di salute; quindi, si integrano competenze sanitarie, sociali e anche psicologiche, per dare risposte concrete ai reali bisogni della popolazione, sempre più anziana e con malattie croniche, garantendo alle persone una presa in carico proattiva e non solo semplici prestazioni.È il fulcro delle «Linee di indirizzo sulle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case di Comunità», appena pubblicate dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che contengono indicazioni pratiche su uno dei requisiti cardine (obbligatorio) previsto dal DM 77/22 sulla Riforma dell’assistenza territoriale.Il documento tecnico, frutto del lavoro di un gruppo multidisciplinare di esperti che ha elaborato il testo, poi sottoposto a una consultazione pubblica con quasi 800 contributi arrivati da singole persone ed enti, mira a diffondere in tutto il Paese un modello innovativo di lavoro nelle Case della Comunità.Ma, in pratica, quali servizi troviamo - e troveremo - in questi nuovi presìdi sul territorio?







