Privacy
Diritto
Un numero di telefono, un indirizzo email ricostruito e la posizione lavorativa indicata su un social network possono sembrare informazioni innocue se considerate separatamente. Quando un data broker le raccoglie, le collega alla stessa persona, le aggiorna ogni settimana e le vende a clienti interessati a marketing, recruiting o prevenzione delle frodi, però, nasce un archivio capace di seguire nel tempo centinaia di migliaia di professionisti. Il Garante per la protezione dei dati personali ha contestato proprio questo modello a Lusha Systems Inc., società statunitense specializzata nella fornitura di contatti commerciali, imponendo una sanzione da 2 milioni di euro, il divieto di proseguire i trattamenti illeciti in Italia e la cancellazione dei dati raccolti senza una base giuridica adeguata.
L’intervento, formalizzato con il provvedimento n. 542 del 14 luglio 2026 e comunicato il 27 luglio, affronta un problema che accompagna il commercio dei dati professionali da ben prima dell’entrata in vigore del GDPR, applicabile dal 25 maggio 2018. I moderni servizi di sales intelligence aggregano fonti pubbliche, contributi degli utenti, database acquistati, account di posta elettronica e algoritmi capaci di dedurre indirizzi mancanti. Il risultato non è più un semplice elenco telefonico: è una raccolta dinamica, interrogabile e continuamente corretta.










