Il conteggio e la verifica si sono conclusi ieri, nel tardo pomeriggio: alla fine sono state 288 le adesioni al bando per l'ammissione in Piemonte di 300 neolaureati al Triennio di Formazione Specifica in Medicina Generale 2026-2029. «Un successo stratosferico», date le premesse, esultano da Fimmg Piemonte, principale sindacato di categoria: ancora lo scorso venerdì le adesioni non superavano le 212. Salvo una serie di precisazioni che già stemperano il primo entusiasmo: si tratterà di vedere non soltanto quanti parteciperanno al test, previsto il 21 ottobre, ma quante delle giovani promesse terranno la barra dritta o getteranno la spugna dopo essersi misurati con la realtà della professione. Carenza di medici di famiglia: il rischio resta elevato «L'attuale carenza rischia di allargarsi perché, considerando che il corso è triennale, altri colleghi andranno in pensione» - frena, non a caso, Roberto Venesia, segretario Fimmg Piemonte -. «Inoltre, dobbiamo fare i conti con gli abbandoni, stimabili tra il 30% e il 60% dei medici concorrenti ancor prima del test di ammissione, e un prevedibile fisiologico 15% nel primo anno: questo perché attratti da altro, considerato più conveniente». Fallito, in ogni caso, l'obiettivo di coprire il 100 per cento dei ruoli disponibili in una regione dove, sempre per citare Venesia, mancano 685 medici di famiglia rispetto a un rapporto ottimale medico/paziente per la popolazione: «Ottimale significa anche avere un numero di pazienti tale da lasciare spazio e ore compatibili con la presenza del professionista in Casa di comunità senza andare in sovraccarico di lavoro». Perché mancano i medici di famiglia in Piemonte La carenza, ormai strutturale, è critica e minaccia di aggravarsi, con ricadute dirette sull'accesso alle cure, sulla continuità assistenziale, sulla sostenibilità dei bilanci regionali e sull'equità territoriale. «Scontiamo errori di programmazione che risalgono a quindici 15 anni - spiega Venesia -. Era facilmente prevedibile che ci sarebbero stati pensionamenti di una larga parte di colleghi e che si doveva prevedere prima come diciamo da anni». Le richieste di Fimmg a Ministero e Regioni Da qui le richieste, al Ministero e alle Regioni, che alla pari del Piemonte vivono la stessa emergenza, per evitare il peggio. «Servono più attenzione e provvedimenti urgenti - rilancia il segretario di Fimmg -. In primis, il rispetto dei tempi di programmazione previsti, ogni volta Regioni e Ministero continuano a ritardare questo bando, anche quest'anno cinque mesi di ritardo, non determinando un'offerta annuale strutturata, come deve essere». Per arrestare l'emorragia servono anche «graduatorie rapide, valorizzazione dei vincitori e immediata partenza del corso nelle Regioni». Un corso «che, non ultimo, deve essere adeguatamente finanziato per essere più qualificante, moderno e attrattivo, con strutture dedicate e strumenti didattici innovativi, affiancando alla formazione teorica modelli innovativi di formazione lavoro». La proposta di Fimmg: borsa integrativa per la Medicina generale Restando al Piemonte, la proposta di Fimmg è chiara. Oggi la borsa studio per la Medicina generale è di 967 euro lordi al mese, pari a 11.600 l'anno, per tre anni, ed è soggetta a tassazione Irpef perchè considerata reddito da lavoro assimilato. Quella di specializzazione, invece, non è tassata a e ammonta a 2 mila euro netti al mese. «La proposta, già avanzata alla Regione, è una borsa integrativa volontaria per la Medicina Generale, dello stesso importo dell'attuale e vincolata - spiega il segretario -. Chi la percepisce si impegna a completare i tre anni e a lavorare nelle zone carenti per almeno cinque anni». E la Regione? Non chiude, anche se la prima risposta è un rimando ai chiari di luna del bilancio, sempre risicato. Il ruolo delle Università nella formazione dei futuri medici di famiglia Anche gli Atenei hanno un ruolo, secondo Fimmg: «Durante il corso lo studente deve sapere che esiste la medicina generale. La materia deve avere lo spazio che gli compete rispetto agli obiettivi formativi di un medico, in modo da convincere i giovani del valore di questa disciplina che, al pari delle altre, deve essere considerata di serie A». La proposta è, da subito, un Tavolo operativo tra Regione, Università, Rappresentanze dei Medici e Ordini Professionali p er esaminare insieme i possibili percorsi. Partita aperta.