Ai prestanome veri o presunti, ai retroscena, risponde Francesco Boccia. Si muove da pontiere, ieri era con Conte, sgombra il campo: “Né garanti, né federatori. C’è la politica. O si fanno le primarie oppure, come è giusto che sia, sarà il primo partito della coalizione a esprimere il leader”. Schlein prende tempo, rimanda a settembre. Ma al Nazareno si studiano le prossime mosse, le precauzioni. C’è sempre il fattore Di Battista, che preoccupa Giuseppe Conte, certo. Ma adesso fa venire qualche pensiero anche dalle parti del Pd, in vista dei gazebo: con quali regole? L’ex M5s non ha raggiunto il suo obiettivo, niente referendum sul finanziamento pubblico ai giornali, ma esulta: “Abbiamo raccolto oltre 370 mila firme”. La gran parte di queste online. Dibba dice e non dice. Ma assicura: “Andiamo avanti”. Se davvero con una lista, con un partito o con altre battaglie come quella sul finanziamento pubblico ai media si capirà. Avesse raggiunto l’obiettivo, il mezzo milione di sottoscrizioni, lo slancio sarebbe stato certamente un altro, ma da qui al 17 agosto l’attivista fu grillino ha in programma già sei date tra spettacoli, presentazioni dei suoi libri e iniziative per la pace. Un suo partito, prima di tutto, sarebbe un problema per il Movimento. Ma intanto il sito del ministero della Giustizia fa i conti e segna che le firme online raccolte dall’associazione Schierarsi sono state oltre 264 mila, mentre dopo l’intervista di Schlein al Foglio la stampa più vicina al M5s ha alzato i toni contro la segretaria. Inoltre Dibba, spesso critico con il M5s, non usa la stessa verve nei confronti dell’ex premier. Nel Pd c’è chi minimizza, ma c’è anche chi – complici i sondaggi che vedrebbero l’elettorato di sinistra preferire Conte a Schlein – ha ricominciato a farsi domande sui gazebo, sulle regole. Il timore di primarie troppo aperte, sregolate, del voto online, esiste. Anche perché nel Pd non si tratta solo di vincere, è anche il come, la percentuale, che conta. Un dirigente dem taglia corto: “Non dobbiamo inventarci nulla di nuovo, ci sono già precedenti, anche con il doppio turno, che hanno funzionato”. E’ da lì, per esempio dal doppio turno che nel 2012 incoronò Bersani (contro Renzi), che vorrebbero ripartire. C’è poi il tema dell’obolo, di chi può votare e come. Questioni su cui ci sarà da discutere con l’alleato-rivale Conte, l’ex premier che spariglia e spesso si fa inseguire. Un’altra filosofia rispetto al “testardamente unitari” che la segretaria dem continua a ripetere in tv e ai militanti delle sue feste dell’Unità, nella convinzione che alla fine avrà ragione, nella corsa alla leadership e in quella verso Palazzo Chigi. Dove spera di avere voce in capitolo anche il sindaco Clemente Mastella, che ieri ha scritto una lettera alla “cara segretaria Schlein” per dire che alcuni dem, alle provinciali di Benevento hanno votato con la destra per Claudio Cataudo (sconfitto da Nino Lombardi, il candidato vicino a Mastella), e quindi “sono testardamente perdenti perché ciecamente e irragionevolmente anti-mastelliani”. Così “i quasi 80 mila voti” di Noi di Centro in Campania potrebbero andare altrove. Sono comunque beghe locali, è un’altra la partita di Schlein che ieri, a La7, ha ribadito che il programma si fa a settembre, ma “che non si parte da zero”, e dovrà essere “un percorso partecipato”, aperto alla società civile. Per i dem vale sempre la strategia dei comitati, della difesa della Costituzione. Ma certo bisognerà trovare anche una sintesi, o almeno una formula programmatica, sulla politica estera, sulla difesa, sulle armi. La diversità esibita da Schlein e Conte sull’Ucraina segnala che la strada è ancora lunga e sommata alla competizione per le primarie può essere un mix pericoloso per il campo largo. Se ne capirà di più la settimana prossima, nell’ultimo significativo passaggio parlamentare prima della vacanze: dopo le comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti si voteranno le risoluzioni sulla clausola di salvaguardia, la flessibilità su energia e difesa. Torna sempre in mente il comizio di Napoli, gli scatti in avanti di Conte o “la tattica dello sfinimento”, come la definisce chi è vicino alla leader dem. Anche per questo, nei retroscena, era emersa l’idea del nome terzo, o del prestanome, per aggirare la nuova legge elettorale, se mai si farà, così come la questione della leadership. E’ una prospettiva che di certo non convince Francesco Boccia, il capogruppo dem al Senato che lavora per accorciare, per smussare, tra M5s e Pd, in una sorta di moral suasion. Non a caso ieri, proprio nella sua Bisceglie, ha duettato con Conte, si presentava il libro dell’ex premier. A margine ha ripetuto: “Né garanti, né federatori: c’è la politica che si è assunta la responsabilità di una dura opposizione a questa destra”. E come si fa con il candidato premier? “I partiti della coalizione – risponde Boccia – decideranno insieme le regole. Si faranno le primarie o, come è giusto che sia, il primo partito esprime la leadership. Sapendo bene che l’ultima parola resta sempre e solo quella del capo dello stato”. Un messaggio ai naviganti, del M5s, ma anche del suo partito.
Boccia: “Schlein e Conte? Primarie o il primo partito esprime il leader”. Il fattore Dibba (anche sui gazebo)
Il capogruppo dem fa il pontiere tra i due leader del campo largo, allontana federatori e garanti. Fallisce la raccolta firme di Di Battista sullo stop ai finanziamenti pubblici ai giornali, ma il fu grillino raccoglie oltre 300 mila firme, che interrogano il M5s e il Pd








