Secondo i primi risultati dell’autopsia, il bimbo di un anno e mezzo che frequentava la Family Baby School di Tropea e che è morto a Catanzaro sarebbe stato colpito da una infezione particolarmente aggressiva con interessamento di più organi provocata da uno o più microrganismi.

Immagine di repertorio.

Sarebbe morto a causa di un grave processo infettivo-infiammatorio sistemico di natura settica il bambino di un anno e mezzo deceduto nei giorni scorsi all'ospedale di Catanzaro, dove era arrivato con sintomi di gastroenterite. Sono questi i primi risultati dell'autopsia svolta sul corpo del piccolo, che frequentava la Family Baby School di Tropea, come stabilito dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, che aveva aperto un fascicolo d'indagine insieme alla Procura di Vibo Valentia, con l'obiettivo di fare luce sulla vicenda.

Proprio alla luce dei primi accertamenti, i magistrati di Catanzaro hanno deciso di trasmettere il procedimento ai colleghi di Vibo Valentia, ritenendo che non siano emersi elementi di criticità nella gestione sanitaria del bambino durante il ricovero all'ospedale Pugliese-Ciaccio, dove il piccolo è morto. Secondo l'esame autoptico, il bimbo sarebbe stato colpito da una infezione particolarmente aggressiva. Il quadro clinico sarebbe riconducibile a un "processo settico con interessamento di più organi, che avrebbe coinvolto in particolare i polmoni e la pleura, il cuore e il pericardio, oltre al sistema nervoso centrale con interessamento meningo-encefalico". Gli investigatori precisano che l'infezione potrebbe essere stata provocata da uno o più microrganismi, e non da un solo batterio di cui si era parlato nei giorni scorsi. Gli stessi sintomi manifestati dal bambino deceduto sono stati presentati anche da altri coetanei che frequentano il medesimo asilo nido, la Family Baby School di Tropea, che al momento è posta sotto sequestro in attesa che gli inquirenti completino tutte le analisi del caso. Nei giorni scorso un altro piccolo era stato ricoverato per precauzione e altri 38 sono stati posti sotto sorveglianza sanitaria mentre continuano gli accertamenti epidemiologici.