Le parole della dirigente della Family Baby School di Tropea a Repubblica. L'ipotesi che il batterio Clostridium difficile, se confermato, sia arrivato dall'esterno. Una decina i casi che accusano sintomi simili al piccolo Alessio Pio

Serena Miceli, dirigente della Family Baby School di Tropea, ovvero l’asilo nido frequentato dal piccolo di 18 mesi morto all’ospedale di Catanzaro probabilmente a causa di un batterio, è rammaricata. Racconta a Repubblica che il bimbo, Alessio Pio, era inappetente l’ultima volta che lo aveva visto. «Pensavamo avesse una comune gastroenterite e adesso siamo tutti distrutti. È assurdo che nel 2026 un bambino possa morire così», ha dichiarato. L’asilo che lei dirige potrebbe esser un focolaio della diffusione del Clostridium difficile, con oramai oltre 10 casi confermati tra i piccoli alunni, con malesseri simili a quelli che accusava il piccolo. Ancora non c’è conferma ufficiale che si tratti di questo preciso batterio ma sarebbe una delle piste più probabili.

Il malessere, la chiamata ai genitori e il ricovero

Alessio, originario di Zungri, fino al 17 luglio ha frequentato la struttura. Proprio quell’ultimo giorno non voleva proprio mangiare. L’asilo ha avvisato i genitori che sono andati a prendere il bimbo nel pomeriggio. La sera stessa è stato ricoverato, all’ospedale di Vibo, dove è rimasto fino al 21 luglio. Martedì le sue condizioni si sono aggravate e il bambino è stato trasportato in stato di sepsi all’ospedale di Catanzaro, dove, entrato in Terapia intensiva, è morto il 22 luglio. Sul caso indaga la Procura di Vibo e la polizia della stessa città. Il fascicolo aperto, per ora, è quello di omicidio colposo a carico di ignoti. Attualmente l’asilo è sotto sequestro. Chiarezza ulteriore potrebbe venir data dall’autopsia sul piccolo.