Non c’è stato il caos che qualcuno temeva, ma non è stata neppure una giornata qualsiasi. Alla stazione di Campo di Marte, trasformata per quattro giorni nel cuore del piano d’emergenza ferroviario legato ai lavori del Ponte al Pino, che hanno di nuovo diviso l’Italia in due, il primo vero banco di prova scorre tra navette, trolley, megafoni e decine di addetti impegnati a indirizzare un flusso continuo di viaggiatori. Una macchina organizzativa imponente, messa in campo per evitare il collasso del nodo, che nel complesso regge ma non azzera i disagi. Perché se il sistema funziona, il prezzo da pagare è fatto di attese, cambi e tempi di percorrenza lievitati. E infatti l’impressione, a Campo di Marte, è quella di trovarsi in un grande hub temporaneo più che in una stazione. Ovunque personale con la pettorina, steward, operatori armati di radioline e anche di megafono. All’esterno lo schieramento della Municipale è altrettanto consistente. Via Mazzini, principale accesso alla stazione, è chiusa da due pattuglie che, senza sosta, spiegano che non è possibile transitare. Una chiusura che si ripercuote anche sulla viabilità circostante, con rallentamenti su via Masaccio.

Il cuore del sistema sono le navette. Per i passeggeri dell’Alta velocità Trenitalia ha predisposto collegamenti diretti tra Campo di Marte e Santa Maria Novella, mentre chi viaggia sui regionali deve mettere in conto il trasferimento con autobus e tramvia prima di riprendere il treno. I grandi autobus rossi a due piani arrivano a gruppi di sei e, uno dietro l’altro, si immettono nel traffico cittadino. Rispetto all’ultima interruzione le navette sono state aumentate e il deflusso dei passeggeri è infatti più fluido, ma ad ogni arrivo si ripete lo stesso copione. Le porte dei bus si aprono e decine di persone scendono quasi contemporaneamente trascinando trolley, zaini e valigie. Turisti stranieri, famiglie, lavoratori, gruppi organizzati. Il personale li indirizza immediatamente verso la stazione, coordinando anche i trasferimenti a piedi dall’area di sosta dei bus fino agli ingressi, mentre chi è in partenza viene fatto attendere nelle zone d’ombra disponibili.