I Mondiali del 1962 in Cile, quando la coppa si chiamava Rimet, contemplavano 16 finaliste. Nel 1982 spagnolo la fase finale accoglieva 24 squadre. Nel 2006 in Germania le squadre erano 32. Nell’ultima edizione, appena conclusa, 48 e già si prevede per il 2030 di salire a 64. Andando avanti di questo passo, non si può escludere che Infantino le porti a 80 nel 2034, a 96 nel 2038, a 192 nel 2050, a 384 nel 2062 e a 768 nel 2074. Con il vantaggio di moltiplicare a dismisura gli incassi e lo spettacolo. Senza contare che nel 2074 lo stesso Infantino, se tutto va come previsto, potrebbe imporre 18 «hydration break» per ogni partita, cioè una pausa di ristoro ogni cinque minuti (supplementari inclusi) in modo da fare impennare le entrate pubblicitarie. Del resto, è comprensibile che il successo di una manifestazione si misuri oggettivamente sui numeri e sugli incassi. Lo vediamo ovunque: nello sport, nello spettacolo, nella cultura.

A Sanremo nel 1954 i cantanti in concorso erano 12 (niente ospiti) concentrati in una sola serata, quest’anno erano 30 i cantanti più una ventina tra ospiti e co-conduttori spalmati in cinque serate. Il successo del Salone del libro è ogni anno crescente: quanti visitatori nell’ultima edizione? 254 mila, più 23 mila rispetto al 2025. Se tanto mi dà tanto, nel 2030 saranno 380 mila. Gli italiani leggono meno? Pazienza. Nel 2060, se tanto mi dà tanto, non leggerà nessuno, ma il Salone di Torino registrerà mezzo milione di visitatori e diecimila incontri con altrettanti scrittori. Simmetricamente, anche i festival cresceranno e pure i premi letterari, che già superano il migliaio. Aumenteranno anche le tappe di presentazione dei finalisti dei premi: una ventina quest’anno le tappe dello Strega, e se tanto mi dà tanto nel 2060 saranno una cinquantina, tutte strapiene di pubblico. Aumentano anche i libri pubblicati (siamo sui 70 mila titoli l’anno), mentre i lettori diminuiscono. Qualcuno che si chieda perché? Sì, ma le cose restano trionfalmente immutate. Chiamare Infantino ad aggiustare il mercato editoriale? Perché no. Moltiplicare per dieci la produzione di libri in un paio d’anni, provare con l’«hydration break» alle presentazioni, nei festival, nei premi. «Hydration break» di Strega allo Strega… Che i numeri almeno producano incassi mirabolanti anche per i libri.