di
Stefano Montefiori
Paura per la nuova ondata di calore. Le opposizioni attaccano il governo: impreparati, hanno sottovalutato il rischio. Il dolore degli scampati: «La nostra casa è in cenere, dietro di noi solo fumo». E nei paesi colpiti non si può ancora tornare
DAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI - Nel comune di Le Porge, tremila abitanti nella foresta a 10 minuti dall’Oceano atlantico, quasi 200 case sono andate distrutte, molte delle quali lungo l’avenue du Bassin-d’Arcachon che ormai è stata ribattezzata la strada della desolazione. Qui abitava Noël, che ha raccontato la storia di tanti come lui costretti ad abbandonare le abitazioni per avere salva la vita.
«La mia casa è bruciata e non sono ancora riuscito ad andare a vedere quel che ne rimane», ha raccontato alla radio Rmc. «Alle 21 di mercoledì scorso le autorità ci hanno detto di evacuare il prima possibile. Siamo partiti due ore dopo in auto, con quello che siamo riusciti a caricare. Le fiamme erano a 300 metri da casa nostra e si stavano avvicinando, dietro di noi era tutto rosso». Direzione Saint-Médard-en-Jalles per una prima notte lontano da casa. Il giorno dopo, giovedì, tornano a Le Porge, nella sala delle feste trasformata in centro di accoglienza con i lettini da campo. Poi ripartono di nuovo per Saint-Médard dove dormono qualche ora, fino alla telefonata più temuta: «Durante la notte ci hanno chiamato per dirci che la nostra casa era andata a fuoco». Ma anche il paese di Saint-Médard viene minacciato dalle fiamme, Noël deve ripartire verso Eysines e poi di nuovo, alle 3 di notte, perché le fiamme continuavano ad avanzare. «Ho ripreso l’auto e stavolta non mi sono fermato prima di arrivare a una trentina di chilometri da Bordeaux, verso Est. Sono in salvo, ma non riesco a dormire».










