Il raddoppio ferroviario Cefalù-Ogliastrillo/Castelbuono, sulla linea Palermo-Messina, resta bloccato tra problemi progettuali e autorizzativi. Lo denuncia l’interrogazione a risposta scritta presentata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dal deputato del Partito Democratico Anthony Emanuele Barbagallo, che chiede conto dei ritardi in un’opera affidata da Rete Ferroviaria Italiana al raggruppamento guidato da Toto Costruzioni Generali. L’appalto risale al 2012, i lavori sono partiti nel dicembre 2014 e la conclusione era prevista per luglio 2020.
Dopo undici anni e mezzo risulta realizzato il 56,45% dell’opera, pari a circa 230 milioni di euro su un contratto aggiornato di circa 408 milioni. Restano da eseguire lavori per quasi 178 milioni, dei quali circa 85 milioni sono oggi «bloccati o non eseguibili». Il nodo principale riguarda la stazione di Cefalù e la galleria di sfollamento a essa collegata, ferma dal 2021 per un contrasto tra RFI e il Comune sulla collocazione dell’opera: senza una nuova progettazione, una parte della stazione non può procedere.
Si aggiungono la necessità di adeguare gli impianti ferroviari a norme entrate in vigore dopo una progettazione risalente a oltre quindici anni fa, e l’incertezza sui siti dove conferire le terre e rocce da scavo della galleria Cefalù, con il rischio di fermare anche gli scavi, che al momento proseguono. Negli anni si sono succedute varianti progettuali e proroghe, sia per modifiche tecniche sia per impedimenti sopravvenuti. Il termine oggi fissato è il 2 agosto 2027, ma l’interrogazione segnala che tale scadenza «dovrà essere ulteriormente rinviata». Resta aperta la domanda su quando l’opera, definita strategica per la mobilità in Sicilia, potrà completarsi.











