ROMA – “Solo negli ultimi due mesi sono stati emanati già 46 ordini di evacuazione da Gaza –racconta Marta Bergamaschi, coordinatrice medica di EMERGENCY a Deir al-Balah – riguardano soprattutto le aree vicine alla cosiddetta ‘linea gialla’, che delimita le zone sotto controllo militare israeliano”.
Gli ordini di “sloggiare” non hanno a che fare con la protezione dei civili. Nella Striscia di Gaza, gli ordini di evacuazione significano solo in apparenza maggiore protezione per i civili. L'avviso di lasciare il luogo in cui ci si trova per mettersi al riparo da possibili attacchi o bombardamenti, spesso con solo pochi minuti a disposizione, espone in realtà la popolazione a nuovi e molteplici rischi. Per molte persone, spostarsi non è una possibilità: i luoghi in cui rifugiarsi sono sempre meno e spesso non offrono reali condizioni di sicurezza. Inoltre, questi ordini vengono dati con un preavviso estremamente breve.
E’ molto difficile distribuire persino acqua potabile. “Gli ordini di evacuazione – dice ancora Marta Bergamaschi – hanno inoltre un impatto diretto sull'accesso agli aiuti umanitari: nelle aree interessate dalle evacuazioni diventa molto difficile distribuire acqua potabile, supporti alimentari e altri aiuti vitali per la popolazione.” Anche l'accesso delle ambulanze può essere impedito o gravemente limitato, rendendo ancora più difficile evacuare i feriti e garantire cure tempestive.






