Verrebbe voglia di non parlarne proprio, ma a qualcuno tocca farlo. Trump (che non si pronuncia con la R moscia, come spesso si sente sulla tv italiana) ha toccato vette inesplorate di desolazione e tristezza al White House Correspondents’ Dinner, trasformando un galà in smoking nell’equivalente di un comizio MAGA di provincia fuori tempo massimo. L’evento era stato rinviato settimane fa per un tentativo di assassinio, proprio nell’albergo di Washington dove si svolgeva l’annuale appuntamento tra il presidente e i media. Disarmato dalla mancanza del suo consueto pubblico di fan plaudenti, il Commander in Chief ha tentato per un’ora abbondante la via della stand-up comedy, finendo per naufragare miserevolmente davanti a una sala gremita di giornalisti muti, impassibili, sofferenti. Conscio del disastro imminente, ha persino provato a fare una battuta sulla qualità del suo stesso testo, letto come al solito dal “gobbo”, chiedendosi ad alta voce: «Qualcuno ci capisce qualcosa di questa roba?», per poi ammettere che si trattava di «un discorso del c***o». Risposta della platea: silenzio glaciale, rotto solo dal rumore dei calici, riempiti più del solito, e più spesso, per reggere l’attacco di nervi provocato dalla serata.
Blog | Il campionario di battute e insulti - volgari - di Trump alla cena con i corrispondenti
A parte il silenzio raggelante dei giornalisti accreditati, nel retropalco l'accoglienza è stata spietata











