Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato i giornalisti, ha fatto battute poco riuscite sulla stampa americana ma ha anche detto che perlopiù la rispetta, alla cena dei corrispondenti che si è tenuta venerdì sera a Washington. Era stata organizzata in una versione ridotta dopo che quella di aprile era stata interrotta dal tentato attentato contro Trump, che ha detto di non aver voluto che un atto di violenza «avesse l’ultima parola».

Ma le sue battute, parte di una lunga tradizione annuale che coinvolge i presidenti e la stampa fin dagli anni Venti, hanno generato perlopiù reazioni scettiche e imbarazzate in sala. Perfino Trump a un certo punto ha chiesto se le cose che stava leggendo dovevano far ridere.

Tra le altre cose se l’è presa con alcuni giornalisti citandoli per nome, li ha accusati di essere ossessionati da lui, e ha consigliato i presenti di diffidare delle notizie false. Ha anche consegnato dei premi ai giornalisti del Wall Street Journal che avevano realizzato un’inchiesta sui suoi rapporti con il finanziere Jeffrey Epstein, e a un giornalista del New York Times che nei giorni scorsi aveva ricevuto un mandato di comparizione dall’amministrazione perché rivelasse le fonti di un suo scoop sull’aereo presidenziale.