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Da almeno una ventina d’anni l’offerta delle principali aziende automobilistiche è composta soprattutto da SUV (Sport Utility Vehicle), una categoria di veicoli che ha soppiantato tutte le altre per vendite, richiesta e presenza nell’immaginario collettivo. Hanno superato di gran lunga le berline e le tradizionali utilitarie, che per continuare a essere appetibili per i clienti hanno dovuto aumentare le loro dimensioni e di conseguenza il loro prezzo. E hanno quasi eliminato del tutto sia altre soluzioni un tempo apprezzate dalle famiglie, come le monovolume e le station wagon, sia segmenti acquistati principalmente per ragioni di edonismo, prestazioni e design, come quello delle decappottabili.

Questo dominio incontrastato sta però iniziando a mostrare qualche segnale di rallentamento soprattutto negli Stati Uniti, il secondo mercato automobilistico più importante al mondo dopo la Cina. Anche se le auto sono mediamente molto più grandi di quelle vendute in Europa, per motivi culturali, urbanistici e geografici, sulle riviste di settore è diventato popolare il termine “SUV fatigue” (“stanchezza da SUV”), usato per descrivere l’insofferenza per questi modelli da parte dei consumatori, soprattutto quelli più giovani.