Diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso nelle guerre in corso, oramai, guerre della disinformazione, in un contesto segnato quotidianamente da attacchi ibridi, ovvero a tutto campo: contro obiettivi civili e militari a prescindere dalle aree di conflitto. Ma nei luoghi trascurati dalla copertura mediatica si muore come sempre, anzi più di sempre (leggi Gaza e la Cisgiordania) e si moltiplicano le violazioni sistematiche del diritto internazionale in una impotenza, indotta o deliberata, diventata incapace di agire politico, sempre più distante dall’ agire morale, senza la scusa della ragion di stato, semplicemente schiacciata dal monopolio della forza. Scorriamo almeno le notizie.
Nelle ultime ore, secondo fonti palestinesi, sarebbero stati uccisi altri quattro civili nei pressi del villaggio di al-Tell, noto sito archeologico palestinese, e pare sia stata data alle fiamme una moschea (forse due) dopo un’incursione armata dei coloni, seguìta dall’intervento dell’esercito israeliano l’IDF, che avrebbe aperto il fuoco anche nei pressi di altri tre insediamenti illegali, provocando ulteriori vittime civili palestinesi, oltre a due militari israeliani. Immediato il commento dall’ufficio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu: «Agiremo contro i terroristi palestinesi e i loro mandanti e non permetteremo che il terrorismo alzi la testa in Giudea e Samaria (n.d.r Cisgiordania)». In aggiunta, il ministro della Difesa, Isaac Kanz ha parlato di accelerazione delle procedure di legalizzazione degli avamposti israeliani non autorizzati, nonchè della creazione di nuovi insediamenti (ne sono in programma 763) fino ad occupare interamente i territori palestinesi, mentre settanta civili o forse no, ottanta (le cifre per i palestinesi restano as usual imprecise) sono stati arrestati e tradotti nelle galere israeliane. Senza mezzi termini, il ministro Ben Gvir ha minacciato: la Cisgiordania «diventerà come Gaza».












