Mentre prosegue la detenzione di Mario Roggero nel carcere di Bollate, il gioielliere teme che la sua assenza possa rendere il negozio un bersaglio più vulnerabile. Secondo quanto riferito dal suo legale Stefano Marcolini al Corriere della Sera, Roggero ritiene necessario affiancare al personale una guardia giurata, sostenendo che eventuali malintenzionati potrebbero approfittare del fatto che lui non è più presente nell'attività. Nel frattempo in Cassazione è stato presentato il ricorso con con cui la difesa punta a far dichiarare nulla la sentenza di primo grado per un presunto vizio procedurale.
Chiesta una guardia giurata per la gioielleria La principale preoccupazione del gioielliere riguarda l'incolumità dei familiari rimasti alla guida dell'attività commerciale. Dalla struttura penitenziaria continua a mantenere i contatti con la moglie, invitandola a prestare la massima attenzione e insistendo sulla necessità di rafforzare le misure di sicurezza.Secondo il suo racconto, l'attuale esposizione mediatica e l'attenzione delle forze dell'ordine potrebbero rappresentare un deterrente nell'immediato, ma non escluderebbero possibili rischi una volta diminuito l'interesse pubblico sulla vicenda.Il lavoro in carcere e l'attesa per la grazia Nel frattempo Roggero ha scelto di svolgere alcune attività lavorative all'interno dell'istituto penitenziario. Si occuperà di servizi amministrativi destinati agli altri detenuti e collaborerà con la biblioteca del carcere.Resta inoltre aperto il capitolo relativo alla domanda di grazia avanzata dalla moglie. Attraverso il proprio difensore, Roggero auspica che il Presidente della Repubblica possa valutare l'istanza considerando gli aspetti umani della vicenda, indipendentemente dal forte dibattito pubblico che continua a circondare il caso.Il ricorso in Cassazione Parallelamente alla richiesta di grazia, il collegio difensivo coordinato dal professor Sergio Novani e dall'avvocato Stefano Marcolini punta su un diverso percorso giudiziario.Il ricorso depositato davanti alla Corte di Cassazione riguarda infatti la regolarità della sentenza di primo grado pronunciata il 4 dicembre 2023. In quella giornata uno dei giudici popolari effettivi non partecipò all'udienza conclusiva e venne immediatamente sostituito dal primo supplente estratto.Secondo la difesa, prima di procedere alla sostituzione sarebbe stato necessario accertare e motivare formalmente le ragioni dell'assenza del giudice popolare, passaggio che, a loro avviso, non risulterebbe adeguatamente documentato.La presunta nullità I legali sostengono che la mancata verifica delle cause dell'assenza potrebbe incidere sulla legittimità della composizione della Corte d'Assise, richiamando il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge.Da questa impostazione difensiva deriva la richiesta di dichiarare la nullità della sentenza di primo grado, facendo riferimento anche alla disciplina prevista dalla legge sulle Corti d'Assise. Nel ricorso viene inoltre ricordato che, durante il processo d'appello, un altro giudice popolare fu successivamente esonerato dall'incarico per motivi familiari, circostanza richiamata dalla difesa come elemento di confronto rispetto alla gestione della precedente sostituzione.











