La Guardia di Finanza ha fatto già scattare i primi controlli ai distributori - come quello in Centro a Milano - che già nelle scorse ore vendevano il diesel a 2,7 euro al litro e la benzina a 2,6 euro. La corsa dei prezzi carburanti sembra inarrestabile. Ieri, stando al monitoraggio dell'Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, la verde veniva quotata in modalità "self service" e lungo la rete stradale nazionale a 1,981 euro a litro. Per un litro di gasolio servivano, invece 2,184. In una sola giornata l'aumento è stato per entrambi i prodotti di quattro centesimi, anche se da giorni sia nelle città sia sulla rete autostradale la soglia psicologica dei 2 euro per la benzina è già stata superata.
Questi rincari, però, rischiano di essere soltanto un assaggio di quelli che sono attesi nei prossimi giorni e che potrebbero essere calmierati soltanto dal nuovo decreto per congelare una parte delle accise sui carburanti. Giovedì scorso Gianni Murano, presidente di Unem (l'associazione che raccoglie le imprese dell'industria petrolifera) ha spiegato ai microfoni di Radio 24: «Per i carburanti, se la quotazione internazionale rimane quella di oggi, parliamo di un aumento di circa 5-8 centesimi nei prossimi giorni». Per la cronaca, venerdì scorso, quindi il giorno dopo le dichiarazione del presidente dell'Unione Energie per la mobilità, il Brent, il prezzo relativo al greggio del Mare del Nord, ha registrato una contrazione del 5 per cento scendendo a 95,6 dollari al barile, mentre il Wti, quello relativo alle esplorazioni e alle estrazioni nel Mare del Nord, è calato del 4,3 per cento a 88,3 dollari, sull'onda dei rumors sui tentativi del Pakistan - anche su input cinese . di spingere Usa e Iran verso nuovi colloqui. La petroliera esplosa ieri nello Stretto di Hormuz dopo aver urtato una mina navale, al netto di una timida apertura di Teheran a Islamabad per riprendere a trattare, ci ha posto invece in uno scenario già differente. Con non poche ripercussioni sul crudo. Mai come in queste ore la politica, i consumatori e gli esperti del settore si interrogava sui meccanismi di "trasmissione" tra i valori del greggio e il costo finale dei carburanti per gli utenti. Murano ha ammesso: «C'è un vero e proprio ritardo tra l'aumento delle quotazioni e l'aumento del prezzo alla pompa: quando il prezzo sale, l'operatore cerca prima di proteggere i volumi; quando il prezzo poi è salito, a quel punto deve scendere e cerca di proteggere i margini, perché l'andamento è quello buono per l'automobilista».In poche parole, quando i Brent sale, le aziende "traccheggiano" ad alzare il costo di benzina e diesel per non far scendere i consumi. Quando invece, il greggio scende, le stesse aziende sono più "lente" ad allineare i prezzi per salvaguardare i loro guadagni, minori rispetto un tempo perché la concorrenza del settore è cresciuta negli anni. Ed è proprio quest'ultimo passaggio del meccanismo a generare più polemiche.Il passaggio In realtà e al netto di altissime tasse, nella dinamica dei prezzi dei carburanti, ci sono altri fattori, che mai in questa fase sono rilevanti. E variano, per quanto riguarda le quotazioni del crude, tra il cambio euro-dollaro, la domanda stagionale (ad agosto oltre 11 milioni di italiani andranno in vacanza in auto), i tempi di consegna alle raffinerie fino ai costi di trasporti e a quelli assicurativi. Altissimi, in questo momento, per quanto riguarda il petrolio che passa per lo stretto di Hormutz. Poi, in questa fase storica, gli automobilisti stanno scontando una circostanza che soprattutto nel Vecchio Continente si è negli anni sottovalutata: il crollo della raffinazione, acuito anche dagli stop dovuti a motivi bellici dei grandi compound in Russia e in Medioriente. Dal 2000 a oggi soltanto l'Italia ha visto la chiusura di sei impianti. Nel resto dell'Europa la situazione è peggiore. Indipendentemente dalle quantità di greggio in circolazione, se non ci sono strutture per lavorarle i costi finali salgono. Per capire meglio questo trend, basta guardare alla differenza tra il prezzo fisico del petrolio (per esempio quello del Brent) e quello industriale, al netto delle tasse applicate dai singoli Paesi (il cosiddetto indice Platts calcolato da S&P). Nota al riguardo Muraro: «Il Brent dal 3 luglio al 23 luglio è aumentato di 16 centesimi di euro al litro, il gasolio (quotazione Platts Cif Med) di 29 centesimi, la benzina di 14 centesimi». E lo spread sul valore industriale del gasolio è più alto proprio perché ci sono meno impianti al mondo che lavorano questo carburante.













