La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, durante le commemorazioni per via D’Amelio, si è auto-definita “pellegrina sulla via della verità”: perché allora non chiama in audizione il procuratore di Prato Luca Tescaroli? Qualcosa avrebbe pure da dire sulle bombe della notte del 27 Luglio 1993.
Fu una notte terribile quella di trenta tre anni fa al punto che il presidente del Consiglio di allora, Carlo Azeglio Ciampi, dirà di aver temuto per un colpo di Stato. Lo disse soprattutto in relazione ad un particolare di inaudita gravità: quella notte, mentre Milano e Roma venivano stravolte da centinaia di chili di tritolo (e non soltanto), i telefoni di Palazzo Chigi furono isolati, fatto mai capitato in precedenza. A Milano, in via Palestro, la devastazione si portò via anche la vita dei vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno, dell’agente della polizia municipale Alessandro Ferrari e di Moussafir Driss cittadino marocchino. A Roma invece il tritolo ferì gravemente a San Giovanni in Laterano una decina di persone e provocò ingenti danni a San Giorgio al Velabro.
La seconda campagna terroristico-mafiosa era cominciata il 14 maggio del 1993 con il fallito attentato di via Fauro ai danni di Maurizio Costanzo, il governo Ciampi si era insediato il 28 di aprile e comprendeva, almeno inizialmente, nella compagine ministeriale esponenti che arrivavano dal Partito Comunista, anche questa una novità per la Repubblica italiana che probabilmente aveva allarmato più di qualcuno. Infatti sarebbe stata davvero una disfatta per gli artefici della strategia della tensione se, dopo aver contribuito in maniera decisiva a dare la spallata al vecchio assetto di potere con le bombe dell’estate del 1992 (l’estate della visita della Regina Elisabetta di Inghilterra a Palermo), avessero dovuto acconciarsi ad una l’Italia salvata da un presidente del Consiglio onesto, già partigiano antifascista e ad un manipolo di ministri già comunisti: tanto affanno per nulla! Una traiettoria del tutto inaccettabile delle sorti italiane e non soltanto per i mafiosi di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta.






