Premette di non poter commentare le vicende legate alla scelta del nuovo ct della Nazionale, anche perché sono in corso trattative, negoziazioni e – forse – riflessioni.Giovanni Malagò accetta di parlare dello stato di salute del calcio italiano che, dal 22 giugno, governa dalla stanza principale di via Allegri a Roma, sede della Federcalcio, grazie all’elezione al primo scrutinio con il 68,58% delle preferenze e dopo aver guidato il Coni dal 2013 al 2025. La sua analisi si sofferma sullo stadio di Cagliari, per il quale ha già chiesto di rispettare le scadenze con una lettera a Comune, Regione e club rossoblù: «Vogliamo portare la Nazionale», dice il capo della Figc, «a giocare nell’impianto dedicato a Gigi Riva».

Presidente Malagò, come ha trovato il nostro calcio?

«Esiste un problema di competitività internazionale, alcune criticità strutturali da risolvere e un processo di rifondazione tecnica che stiamo già affrontando con maggior senso di unità e soprattutto con maggiore condivisione. Ma nel complesso è un movimento vivo e ricco di opportunità».

Alle elezioni federali ha unito tutte le componenti del movimento, dilettanti compresi.

«È stato un successo importante, perché i consensi sono andati ben oltre il perimetro di coloro che avevano sostenuto la mia candidatura. Ma la situazione che mi ha convinto a sciogliere la riserva e ad abbracciare una sfida così complessa e affascinante è stata l’insistenza con cui mi sono venuti a cercare, pensando che potessi essere io la persona giusta per imprimere una svolta. Di sicuro una responsabilità, ma anche una gratificazione personale perché è venuta da un mondo storicamente molto diviso, se non addirittura litigioso».