"L’esercitazione prevede un Esercito Rosso, che invade la Finlandia da nord-est". Per spiegare ai media internazionali gli obiettivi dell’esercitazione della Nato “Cold Response 26”, il generale finlandese Marko Tuominen non pronuncia mai la parola Russia ma i pensieri di tutti vanno a Mosca. Siamo a Rovaniemi, la città più importante della Lapponia, nel nord della Finlandia. Insieme alla Norvegia e alla Svezia, a marzo la Finlandia ha accolto qui 30 mila militari di 14 paesi. Continua il generale Tuominen: “E’ un’esercitazione di guerra artica. Lo scopo è testare i piani della Nato per proteggere il nord Europa. La Nato difende il mondo democratico”. Oggi la Finlandia si sente uno stato in prima linea. Per settantacinque anni, con i suoi 1.343 chilometri di confine con la Russia, ha mantenuto la propria neutralità. Ma dopo l’invasione dell’Ucraina le cose sono cambiate. Il 4 aprile 2023 la Finlandia è diventata il 31° membro dell’Alleanza, seguita un anno dopo dalla Svezia. La Nato ha di fatto raddoppiato il proprio confine con la Russia.Durante l’esercitazione incontriamo una nuova generazione di soldati. Come Ville che, a 23 anni, ha finito il servizio di leva e oggi fa parte della riserva. “In Finlandia ogni uomo deve completare il servizio militare, poi entra a far parte dei riservisti”. La Finlandia può contare su uno degli eserciti più grandi d’Europa, basato su un sistema di riservisti richiamabili fino a 65 anni. Si tratta di un milione di soldati, quasi un abitante su cinque. Per Ville “è importante lavorare per la sicurezza della nazione. Farò di tutto affinché nessuno ci invada mai, darò il mio contributo fino alla morte”. Sono molti i giovani soldati che la pensano come lui. Non solo finlandesi. Markus ha venti anni e viene da Goteborg. “Se la Finlandia venisse attaccata, la aiuteremo. Non possiamo restare neutrali per sempre”. Anche Jacob la pensa più o meno come lui: “Se dovessi andare in guerra avrei paura. Ma lo farei per il mio Paese”.Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Finlandia ha costruito la più grande rete di protezione civile d’Europa. Oltre 50 mila rifugi in grado di accogliere l’86 per cento della popolazione. “In tempo di pace sono piscine o parcheggi ma, in caso di guerra, in 72 ore sarebbero sgomberati. La costruzione è iniziata nel dopo guerra, non si è mai interrotta”. A guidarci in un bunker scavato nel sottosuolo di Helsinki è Lari, un giovane riservista che si addestra volontariamente due volte a settimana. “L’invasione dell’Ucraina mi ha fatto venire voglia di tornare attivo”. Lasciati gli abiti civili, indossata la mimetica, imbracciati i fucili, Lari ci invita in un poligono per una sessione di tiro con i suoi amici: “I membri del mio gruppo sono aumentati dal 2022. Sappiamo che c’è una nuvola nera che incombe su di noi. E vogliamo prepararci”.La Finlandia sente allungarsi l’ombra lunga del Cremlino sui suoi confini. A novembre 2023, sette mesi dopo l’ingresso nella Nato, 1.300 migranti provenienti dalla Somalia, dalla Siria e dallo Yemen si sono presentati ai valichi di frontiera. Per Helsinki è stata un atto di guerra ibrida di Mosca e ha deciso di reagire sigillando l’intero confine. Una misura che sta però avendo gravi ripercussioni economiche, soprattutto nelle città vicine al confine. Imatra, a soli 7 chilometri dalla Russia, è stata per decenni un centro di scambi commerciali con la Russia. Oggi è quasi una città fantasma. Tuomas, che qui è nato e lavora, ci racconta che “a Imatra c’è uno dei tassi di disoccupazione più alti della Finlandia. Tutti sperano che il confine venga riaperto. Anche secondo me dovrebbe essere riaperto. La guerra non è colpa di chi attraversa i confini. Certo, un russo è sempre un russo, ma bisogna convivere con loro. La Russia è da sempre un partner commerciale per la Finlandia”. Per Tuomas il disastro economico è incarnato dalle centinaia di vagoni fermi sulla ferrovia che porta a San Pietroburgo. “Servivano a trasportare il legname dalla Russia. Un tempo erano pieni. Ora sono vuoti e i lavoratori licenziati”.Nonostante le conseguenze economiche, la chiusura trova d’accordo la maggioranza dei finlandesi. Come Tea, che vive a ridosso del confine. “Ci sono circa 700 metri dal mio cortile al confine”. La sorveglianza è affidata alla Guardia di frontiera che, da qualche anno, ha iniziato a costruire una recinzione per proteggere i 200 km più sensibili. “Laggiù si può vedere la nuova recinzione. È stata finita poche settimane fa”. Per Tea, la nuova situazione di tensione con la Russia evoca le antiche ferite lasciate dalla Guerra d’inverno, scoppiata nel 1939 con l’invasione dell’Unione Sovietica. Al termine del conflitto, dopo centocinque giorni di resistenza, 26mila morti e 400mila sfollati, la Finlandia ha ceduto il dieci per cento del suo territorio. Uno spettro che oggi torna ad abitare i pensieri dei finlandesi. “Mio padre è nato in una terra che adesso non è più Finlandia. La sua famiglia l’ha abbandonata quando la Russia l’ha occupata. C’è il timore che possa accadere di nuovo”. Per questo, sulla chiusura del confine, Tea ha le idee chiare. “Per me può restare chiuso per sempre. È vero che in Finlandia ci sono cittadini russi con doppia cittadinanza, ma sono liberi di tornare a casa. Devono solo fare un po’ più di strada”.Sono oltre 30 mila i cittadini che possiedono la doppia cittadinanza finlandese e russa. Prima attraversavano liberamente il confine, mantenendo legami familiari e professionali su entrambi i lati. Come Michel: “Sono nato a San Pietroburgo ma dieci anni fa mi sono trasferito in Finlandia per lavoro. Ho scelto Imatra perché ci vuole lo stesso tempo per arrivare a Helsinki e a San Pietroburgo. Ma con la chiusura del confine, sono in un vicolo cieco”. Michel teme per la madre ucraina di 87 anni, che vive a San Pietroburgo e che ha il cancro. “Se prima aveva bisogno di un aiuto potevo arrivare da lei in un attimo. Ora è impossibile”. San Pietroburgo dista solo 200 chilometri da Imatra. Da quando il confine è chiuso il viaggio è diventato un’odissea. “Prima, in dieci minuti, si poteva arrivare al confine, passare il controllo passaporti e in due ore essere a Pietroburgo. Ora in dieci minuti arrivo alla stazione, dove prendo un treno per l’aeroporto. Sono due ore e mezza con cui mi allontano di altri 200 chilometri da San Pietroburgo. Poi un areo fino ad Istanbul e un altro aereo per tornare quasi dietro casa”. Per Michel, la chiusura del confine viola un diritto fondamentale come la libertà di circolazione: “Per quale motivo sono punito? Perché la Russia fa la guerra all’Ucraina? Ma io non faccio la guerra all’Ucraina, io stesso sono per metà ucraino. Non mi puniscono per quello che ho fatto, ma per quello che sono”.Nelle zone di confine la coesione sociale rischia di diventare la prima vittima di questa situazione. “Dal 2022 non ho più fiducia nei russi. Non importa cosa dicano. Il giorno dopo potrebbero aggredirci. Mi tengo lontano da loro”. Sami lavora alla cartiera di Imatra, è un riservista e ha organizzato la propria casa per affrontare qualsiasi situazione. “E’ dotata di otto telecamere e tre sistemi di allarme”. All’interno ha allestito una sala controllo da dove monitora il conflitto in Ucraina. “Queste mappe mostrano ciò che sta accadendo in questo momento: che tipo di attacchi missilistici, se c’è attività di droni, come stanno avanzando le truppe”. Gli chiediamo perché controlli tutto questo. “Se l’Ucraina cade quest’anno, forse nel 2030 la Russia potrebbe attaccare la Finlandia. E allora conviene imparare”. Per Sami la vera minaccia non è un’invasione di terra ma quella che viene dal cielo. “Davanti alla minaccia dei droni ognuno dovrebbe dare il meglio. Io ho già iniziato a usare i droni nei miei addestramenti”. Quando gli chiediamo cosa potrebbe accadere in Europa, Sami è sicuro: “La guerra in Ucraina fa affiorare ricordi. Quello dei nostri nonni è stato un grande sacrificio. Per questo, in nessun caso, questo Paese sarà consegnato al nemico. Abbiamo paura? La risposta è no. Se saremo attaccati, ci difenderemo”.Il reportage “Oltre la linea” andrà in onda domani sera alle 23.05 su Rai 3, per il programma “Il Fattore Umano”
La Finlandia sente allungarsi l’ombra del Cremlino sui suoi confini
Esercitazione Nato in previsione di “un Esercito Rosso che invade il paese da nord-est”. Guerra artica, con una nuova generazione di soldati






