Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Small Giants. Abbonati!
Per oltre un secolo il mondo del tè è rimasto quasi immutato. Trasformare un rito millenario come la degustazione del tè in una pratica moderna di benessere; far convergere due mondi e creare una nuova realtà in cui la cura di sé smette di essere un momento dedicato e diventa un’abitudine quotidiana.
Questa la sfida per Inge Romanò, imprenditrice che nel 2022 ha fondato Bibogem sviluppando una tecnologia proprietaria di cristallizzazione del tè con l’obiettivo di introdurre una nuova forma di consumo e ridefinire il rapporto tra benessere, esperienza e accessibilità. Da qui il principio cardine di Bibogem che si definisce Beauty to drink: un rituale contemporaneo di cura personale, una pratica di benessere da bere.
Così è nata Bibogem
La storia dell’azienda nasce da un’intuizione semplice, ma tipicamente imprenditoriale: osservare un’abitudine consolidata e chiedersi se esista un modo diverso di viverla. “Osservavo mia madre preparare il tè: scegliere la temperatura dell’acqua, aspettare il tempo di infusione, rispettare il ritmo della preparazione. Mi sono chiesta se una delle bevande più antiche al mondo, se nascesse oggi, avrebbe ancora la stessa forma”, racconta Romanò.









