di

Antonio Macaluso

Il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, al Corriere: «Crisi fuori misura. La tenuta delle nostre aziende conferma il buono stato di salute del settore. Il Salone confermerà la centralità del made in Italy nel mondo

E’ un Piero Formenti in modalità d’attacco quello che fa il punto sullo stato della nautica italiana e anticipa al Corriere della Sera le novità del Salone Nautico Internazionale di Genova, in programma dal 1° al 6 ottobre prossimi. Il presidente di Confindustria Nautica scommette sul successo di un appuntamento che - già forte e autorevole – punta ad affermarsi ulteriormente come punto di riferimento della nautica mondiale in una fase caratterizzata dal persistere di incertezze legate soprattutto alle guerre in Ucraina e Medio Oriente e ai continui cambi di rotta impressi o minacciati dal presidente Usa, Donald Trump, sul fronte dei dazi.

Presidente, che scenario internazionale del settore ci riporta a oggi e per il breve-medio periodo? Che previsioni?«Più che di previsioni, parlerei di speranze. Ci sono lati scuri e lati chiari. Tra i primi, è evidente che, come tutti gli altri, anche l’andamento del mercato della nautica da diporto è influenzato dall’intero scenario internazionale e fortemente condizionato da fattori esogeni che incidono sulla fiducia di imprese e consumatori. Tra questi pesano soprattutto il perdurare delle tensioni geopolitiche, aggravate dalla nuova escalation in Medio Oriente, oltre alle incertezze legate alla politica commerciale e ai dazi introdotti dagli Stati Uniti. Dopo un avvio d'anno caratterizzato da segnali di ripresa del mercato, questo quadro di nuova instabilità ha alimentato un clima di incertezza che si riflette in particolare sulla piccola e media industria nautica. Diversa appare invece la situazione del segmento grandi yacht, che continua a dimostrare buone performance. A incidere sulle difficoltà del comparto contribuisce, inoltre, il perdurante aumento dei prezzi delle materie prime e dei componenti, che comprime i margini delle imprese e rende sempre più complesso mantenere listini invariati e competitivi. Peraltro, essendo nel settore dal 1979, non ho mai visto una crisi prolungarsi per ben tre stagioni. Stiamo affrontando una crisi ciclica ma fuori misura, lunga. Nonostante questo, il fatto che le nostre aziende tengano, si difendano, conferma il buono stato di salute del settore, la sua capacità di reazione».