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Viaggiando in Israele nel dicembre 2023, colpivano in particolare la quantità di bandiere dello Stato lungo autostrade, su edifici pubblici e privati, alternate alle foto dei 251 ostaggi a Gaza. La ferita del 7 ottobre era fresca, uno choc che aveva trascinato il paese nel panico, per le modalità del pogrom di Hamas (1.139 vittime) e per la scoperta della vulnerabilità di una terra dove la sicurezza è storicamente il primo punto del programma di ogni governo. La risposta di Benjamin Netanyahu fu il richiamo all’unità. L’annunciata vendetta - parola usata dal primo ministro - sulla Striscia di Gaza in quei giorni era in compimento (a maggio 2026, secondo i dati dell’OMS, erano state uccise oltre 73mila persone, più di 20mila minori). A Gerusalemme non era raro incontrare passanti in abiti civili con a tracolla mitra o pistole alla cintura. Nei primi due mesi dal 7 ottobre al ministero dell’Interno israeliano erano già state presentate 236mila nuove domande di porto d’armi.

Rivisto oggi, Israele appare disorientato e lacerato: nessuna delle guerre (Gaza, Libano e Iran) ha raggiunto gli obiettivi prefissati, l’insicurezza è ancora intatta e la campagna elettorale per il voto del 27 ottobre è anche un regolamento di conti interno. Secondo un sondaggio trasmesso la settimana scorsa dal Canale12 israeliano, il 23% del campione intervistato considera l'idea di lasciare il paese in caso di rielezione di Netanyahu. Il volto più noto di questa possibile diaspora è la cantante Noa. Ma anche Raluca Ganea, fondatrice di Zazim, uno dei più grandi movimenti progressisti nel paese, che ha guidato campagne pubbliche contro diverse misure antidemocratiche adottate dal governo: l'indebolimento del ruolo del Procuratore generale, l'autorizzazione alla segregazione di genere nelle università e nei college, la possibilità di destinare alla polizia e allo Shin Bet fondi stanziati per le comunità arabe e il coinvolgimento dello stesso Shin Bet nel contrasto alla criminalità nella società araba. Sono invece circa migliaia gli israeliani che si stanno mobilitando per tornare in Israele a votare a ottobre. Negli Stati Uniti l’organizzazione UnXeptable-Saving Israeli Democracy sta organizzando viaggi a questo scopo. Non è forse un caso che la compagnia aerea EI Al (di proprietà dell'ebreo ortodosso israelo-americano Eli Rosenberg) ha annunciato che in quel periodo annullerà i voli via Dubai per presunti motivi di sicurezza. In questo modo saranno tagliati fuori dal rientro momentaneo in patria i giovani israeliani che si trovano in Oriente.