Non c’è solo la violenza fisica. C’è anche il blocco delle strade, dei campi, dei villaggi: così Israele controlla la Cisgiordania. Nel numero del Venerdì in edicola domani con Repubblica, la nostra inviata Francesca Caferri racconta il suo viaggio attraverso alcuni dei 927 cancelli gialli e check point costruiti dal governo Netanyahu sulle strade della regione, in maggioranza dal 2023 a oggi. E dove, senza motivi particolari, basta un pulsante per abbassare le barriere e bloccare la vita di migliaia di persone.

“Israele controlla praticamente tutte le vie d’accesso ai centri palestinesi: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori”, dice Hagit Ofran, veterana dell’ong Peace Now. Lo scopo è fare del territorio, che secondo gli Accordi di Oslo avrebbe dovuto essere il cuore dello Stato palestinese, una serie di bolle isolate e lasciare il resto dello spazio in mano ai coloni.

Segue l'articolo della palestinese Ruwaida Amer, una testimonianza da Gaza nove mesi dopo il cessate il fuoco: “Mancano acqua, elettricità medicine e cibo. Tutti i giorni cadono le bombe, 1300 persone sono morte da quando è stata dichiarata la tregua. La verità è che la guerra non è mai finita e ha soltanto cambiato nome”