Due aliquote piatte, del 5 e del 15%, sugli aumenti di stipendio previsti dai rinnovi contrattuali e sulle ore di lavoro svolte di notte, nei giorni festivi o come reperibilità. Sono i “bonus busta paga” previsti dall’ultima legge di Bilancio, che isola determinate voci retributive dal calcolo dell’imponibile ordinario soggetto alle aliquote progressive Irpef, assoggettandole, invece, a un’imposta sostitutiva fissa decisamente più vantaggiosa. Il meccanismo produce un effetto immediato sul netto percepito mensilmente dal lavoratore, riducendo l’impatto del cuneo fiscale sulle prestazioni straordinarie o sugli incrementi di stipendio concordati a livello collettivo. La normativa individua due aliquote agevolate distinte, ciascuna legata a precisi requisiti reddituali riferiti all’anno precedente e a tetti massimi di importo agevolabile. Per l’applicazione corretta del beneficio, è fondamentale che i datori di lavoro verifichino con precisione il reddito complessivo da lavoro dipendente conseguito dal lavoratore nell’anno fiscale precedente, poiché il superamento anche di un solo euro delle soglie stabilite comporta la decadenza totale dal diritto all’agevolazione per l’intero anno in corso.