Un lavoratore ispeziona la qualità di un cavo di rame - REUTERS/Kham
Nel 2026 il rame è tornato, prepotentemente, al centro dell'attenzione degli analisti delle materie prime, ma con una visibilità pubblica molto inferiore rispetto ad altri minerali critici come il litio o le terre rare. I prezzi hanno superato i 12.000 dollari per tonnellata a dicembre 2025 per la prima volta nella storia del contratto, per poi salire oltre i 14.000 dollari a maggio 2026. Gli analisti del mercato prevedono per il 2026 un deficit di rame raffinato superiore alle 400.000 tonnellate, con un ritorno a un equilibrio più stabile non previsto prima del 2027.
Si tratta di un capovolgimento rispetto agli anni precedenti, quando il mercato del rame era considerato relativamente ben approvvigionato. Il 2025 è stato definito da diversi operatori del settore come un "anno di crisi": le interruzioni produttive registrate nel corso dell'anno hanno cancellato complessivamente circa 1,5 milioni di tonnellate di rame, più del 6 per cento dell'offerta mondiale estratta, spingendo il mercato del raffinato in territorio di deficit strutturale.
Il rame occupa una posizione particolare nell'economia globale: non è associato, nell'immaginario pubblico, alle stesse tensioni geopolitiche di litio, cobalto o terre rare, eppure è un input indispensabile per l'elettrificazione dei trasporti, l'espansione delle rinnovabili e, più di recente, per la costruzione dei data center che sostengono l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale. Questa scarsa visibilità mediatica contrasta con il peso che il metallo sta assumendo nelle strategie industriali di Stati Uniti, Unione Europea e Cina.






