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Federica Maccotta

Sono sempre più diffusi i live in programma al sorgere del sole, in un orario insolito che sembra conquistare il pubblico

Ore 5.15. Il sole si alza dal mare incorniciato dal Teatro Greco di Tindari, mentre Biagio Antonacci canta. Lo show mattutino che ha svegliato lo storico teatro di Patti (Messina) il 18 luglio non è l'unico che, quest'estate, ha optato per le prime luci del mattino invece che per più canonici orari serali. Cosmo sui concerti all'alba ha costruito il suo ultimo tour, per dire. Pacifico si è esibito alle 6 a Jesolo e a Villa Arconati, alle porte di Milano. E nei programmi dei festival sbucano sempre più spesso live pre-colazione: succede a I Suoni delle Dolomiti in Trentino, all'Etruria Musica Festival a Tarquinia (Viterbo), al Ravello Festival in Costiera Amalfitana, dove ormai è un appuntamento fisso da anni.

«Cantare all'alba significa incontrare le persone in un momento raro della giornata, quando il mondo non ha ancora indossato le sue maschere — spiega Biagio Antonacci, 62 anni —. È un tempo sospeso, in cui siamo tutti un po' più veri». Il concerto al sorgere del sole ha fatto parte di undici sold out, tutti serali tranne questo, a Tindari (dove, nel corso degli anni, si sono esibisti all'alba anche artisti come Diodato e Daniele Silvestri). «L'alba è la prova che ogni notte, anche la più lunga, può lasciare spazio a una nuova luce — ragiona —. E la musica assomiglia all'alba: arriva nel buio e prova ad accendere qualcosa. Tindari mi ha trasmesso proprio questo. Un senso di eternità e di appartenenza. Qui la storia, il mare, il silenzio e la spiritualità convivono nello stesso respiro. Quando guardi l'orizzonte hai la sensazione che il tempo rallenti e che le cose importanti tornino a parlare».