di

Walter Veltroni

Il coach marchigiano, scelto dal manager Vittur nel 2022, racconta evoluzione e talenti del numero uno del mondo: «Al primo colloquio speravo che Sinner non mi dicesse che era contento di essere nei top 10. E così fu. In cinque anni, avrò dovuto motivarlo due o tre volte»

Chiunque abbia seguito Sinner, cioè tutta Italia, conosce Simone Vagnozzi, il Bearzot, il Lippi , il Velasco del nostro campione nazionale di tennis. È un uomo accogliente, gentile, sapiente, molto concentrato su un lavoro che per la sua visione è anche una missione, sportiva e umana.

Vagnozzi, come si arriva da Castorano, comune delle Marche di 2277 abitanti, a Wimbledon? È questo, in fondo, il sogno italiano?«È una bella domanda. Ci ho pensato migliaia di volte. Nella vita ci sono tremila incroci e seimila coincidenze che possono decidere il tuo destino. L’esistenza di ciascuno è davvero affidata al gioco del caso, come in Sliding Doors».