L’ipotesi di un ritorno di Matteo Salvini al Viminale sta perdendo quota. A Palazzo Chigi starebbe prevalendo la convinzione che, in una fase caratterizzata da forti tensioni sul fronte dell’ordine pubblico, un cambio alla guida del ministero dell’Interno rappresenterebbe un rischio politico. Ne parla oggi Repubblica, nell’articolo di Tommaso Ciriaco, citando «fonti di massimo livello», e scrive che gli ultimi episodi – dalla morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia a Bologna agli scontri in Val di Susa con oltre cento agenti feriti, fino alle polemiche sul sindaco di Bologna Matteo Lepore, finito sotto scorta dopo le minacce ricevute – avrebbero rafforzato l’idea che il Viminale debba restare affidato a Matteo Piantedosi. Secondo questa ricostruzione, Salvini verrebbe considerato una figura «troppo divisiva e troppo politica» per assumere la guida del ministero in una fase tanto delicata.
Fino a pochi giorni fa, l’ipotesi di una staffetta dopo il raduno della Lega di Pontida era invece concreta. Il piano avrebbe previsto il ritorno di Salvini agli Interni, ministero già guidato tra il 2018 e il 2019, mentre Piantedosi avrebbe potuto trasferirsi al dicastero dei Trasporti o assumere un incarico europeo.








