24 Luglio 2026 – Lettura: 4 minuti
Nel momento forse più difficile per il segretario leghista, torna la ciclica ambizione di occupare il ministero dell’Interno. Ma anche questa volta il tentativo è destinato a naufragare.
Romanzo Viminale parte 2. Tutto ha inizio il 20 dicembre 2024, quando il Tribunale di Palermo assolve Matteo Salvini dalle accuse di sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d’ufficio in relazione al blocco della nave Open Arms a inizio agosto 2019. Si tratta di una delle azioni più eclatanti compiute da quando è ministro dell’Interno del governo Lega-M5s. La sentenza di assoluzione, poi confermata in Cassazione a fine 2025, è piena perché, secondo i giudici, «il fatto non sussiste». Dopo il sollievo (Salvini rischiava fino a 15 anni di carcere) e la gioia condivisa con l’avvocato Giulia Bongiorno, le parole d’ordine sulle labbra di ogni leghista che si rispetti diventano «ritorno al Viminale». Sanata quella ferita – con la nomina bloccata per il processo in corso (non avrebbe avuto l’avvallo del Colle) – per via Bellerio la strada del segretario verso il ministero dell’Interno sembra spianata.
Matteo Salvini con l’avvocato Giulia Bongiorno (Ansa).
I quattro tentativi falliti per tornare al Viminale






