ROMA. La Vigilanza non c’è, il presidente non è quello designato e la legge di riforma europea è ferma al palo. Risultato: la Rai di fine legislatura somiglia più a una balena spiaggiata (citazione Giovanni Minoli in un’intervista a La Stampa nell’ormai lontano agosto del 2008) - che ad un’azienda strutturata per le sfide del mercato. Non bastano infatti né le Olimpiadi invernali né i Mondiali di calcio a salvare una stagione insistono i più critici di viale Mazzini. Lo dicono i numeri e i risultati dei programmi: pochi e con audience altalenanti.

Ma per comprendere la parabola della Rai bisogna ripartire dal 2022 quando a Chigi c’era Mario Draghi e lo share in prima serata di Rai1 si attestava al 20,81 per cento con Canale 5 al 15,53% (totale di giornata reti Rai 37,33%; reti Mediaset 36,88). Ma sfogliando bene le carte si scopre pure che Rai3 con una media del 5,28 per cento ha lasciato il podio a La 7 al 6,07%. Insomma, il servizio pubblico non è più il canale caro a Angelo Gugliemi ma quello di Urbano Cairo. Raitre, con la cura dei vertici nominati dal centrodestra è finita al quinto posto, sorpassata anche da Italia Uno al 5,28%. E non se la passa meglio Raidue che - pur beneficiando delle Olimpiadi invernali - se la batte in fondo alla classifica con Rete4: le divide un solo decimale 4,38% contro il 4,37%. C’è di peggio per gli amanti dei numeri. Nella stagione tv che va dal settembre 2025 al maggio 2026 Mediaset guadagna quasi tre punti e mezzo (3.43%) mentre viale Mazzini lascia sul terreno più di un punto e mezzo (1.56%). Il totale giorno è ancora più sconfortante per i vertici di viale Mazzini: le reti guidate da Pier Silvio Berlusconi ottengono il 37,71 per cento di share, quelle pubbliche con Giampaolo Rossi il 36,70 (l’ex ad Roberto Sergio aveva portato a casa il 38,01% di share).