Comparirà questa mattina alle 9 davanti al giudice per le indagini preliminari Giandomenico D’Agostino il 26enne tunisino sottoposto a fermo di indiziato di delitto nell’ambito dell’indagine sull’omicidio del giornalista sportivo 53enne Luigi “Luca” Esposito. Ridha Rahmouni si trova, dall’alba di sabato, in custodia nel carcere di Salerno e lì, questa mattina, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida del fermo, dovrà ripetere la propria versione dei fatti, rispondendo alle contestazioni mosse dal sostituto procuratore Alessandro Di Vico che, nelle 16 pagine del decreto di fermo, ricostruisce l’impianto accusatorio che ha portato all’arresto.

Le accuse Il 26enne è accusato di omicidio aggravato e distruzione di cadavere. Il teorema dell’accusa si basa su sei elementi legati tra loro: esisteva una relazione interpersonale tra i due, confermata dai contatti telefonici accertati attraverso l’analisi dei tabulati, particolarmente intensi la sera del delitto; i due si trovavano nelle stesse zone nelle ore dell’omicidio, un dato confermato dalle celle telefoniche che i cellulari dei due agganciano, dimostrando che erano «nel medesimo quadrante territoriale in cui sono stati poi rinvenuti l’auto della vittima e il corpo semi-carbonizzato». Ulteriori indicazioni arrivano dalla testimonianza di una guardia giurata (l’uomo che darà l’allarme per quello che sembrava solo un incendio) e dai filmati delle telecamere della zona che «documentano movimenti compatibili con un appuntamento e con la presenza, nello stesso contesto, della Lancia Y e di un uomo in bicicletta».'A Chiena, a Campagna l'iconico evento dei weekend d'estateA fare il resto, rafforzando la ricostruzione degli investigatori, sono l’impronta che Rahmouni lascia sul portabagagli dell’auto della vittima (dimostra che l’incontro c’è effettivamente stato), la cessazione dei contatti telefonici tra i due dopo la morte di Esposito e infine il ritrovamento, nell’alloggio di fortuna del tunisino, di oggetti personali del giornalista, in particolare il suo telefono e la carta di credito. Una ricostruzione che, filtra dall’interrogatorio dell’indagato, che il 26enne non contesta. La confessione Anzi ammette le sue responsabilità e rivela quali sono i motivi che l’hanno spinto: la vittima insisteva per avere con lui rapporti sessuali a pagamento. Una richiesta che lo metteva a disagio e che non sopportava più, unita al fatto che il tunisino non accettasse che medesime richieste venissero rivolte - e Rahmouni sostiene anche accolte - da altri giovani nord africani in stato di necessità. Amici e conoscenti che venivano, così, distolti dalla preghiera commettendo atti impuri. E qui l’arrestato introduce l’altra faccia del movente: non solo sesso ma anche religione. Ovviamente tutto quanto è stato raccontato dovrà non solo passare al vaglio del gip nel corso dell’interrogatorio di convalida di stamattina ma è già oggetto di ulteriori indagini dei carabinieri che stanno cercando di individuare, allo scopo di ascoltarli, i ragazzi che con il 53enne avrebbero avuto rapporti sessuali a pagamento.Proprio per la delicatezza dei temi oggetto d’indagine e per la necessità di fare chiarezza il verbale del primo interrogatorio risulta essere stato secretato. Si trattava “solo” di episodi di prostituzione oppure esisteva un vero e proprio giro, magari sfruttato, nel quale la vittima si era imbattuta? Un interrogativo al quale occorrerà rispondere, con tutte le difficoltà legate all’individuazione delle persone coinvolte e ammesso che il 26enne fornisca elementi utili in tal senso. L’interrogatorio di questa mattina permetterà di cristallizzare alcuni elementi fondamentali della vicenda che si è da subito mostrata difficile da inquadrare, anche per effetto della mancanza di chiarezza sulla vita di Luigi “Luca” Esposito. Non tanto e non solo per le bugie che raccontava relativamente alla propria vita professionale ma soprattutto per una sfera relazionale di tipo personale che è stato difficile mettere a fuoco. Le testimonianze Una delle persone più vicine al 53enne, ascoltato dai carabinieri, apre uno squarcio sulle propensioni sessuali della vittima. Sostiene di aver avuto la «percezione» di una omosessualità mai dichiarata, non solo sua ma anche di altre persone di comune conoscenza. Ed in relazione alla famosa moglie che Luigi non avrebbe mai avuto, precisa pure di aver pensato che «non esistesse» e che anzi fosse «una sorta di copertura per nascondere la sua tendenza di omosessualità».Domande che gli inquirenti fanno non certo per morbosità ma per corroborare la tesi che la sera di sabato 19 luglio Luigi fosse convinto di recarsi a un appuntamento «riservato» e che il 26enne potesse, alla luce delle risultanze legate alle preferenze sessuali della vittima, essere il partner prescelto. Oltretutto sulla scena vengono rinvenuti oggetti che sembrano rafforzare questa ipotesi: «numerosi preservativi, oli per massaggi rinvenuti all’interno e all’esterno dell’autovettura». E che il viaggio verso Eboli, l’ultimo di Luigi, sia da attribuire «a un appuntamento di natura sessuale, sottratto alla conoscenza della cerchia familiare e professionale».