Nel cuore di Hackney, tessere rotte, panchine e muri diventano un laboratorio lento di cura condivisa e bellezza urbana
©Hackney Mosaic Project
Nella zona est di Londra ci sono angoli in cui conviene camminare piano. Un muro, una panchina, un tratto di pavimento, una colonna di mattoni: a prima vista sembrano semplici pezzi di quartiere, di quelli che attraversi mentre pensi alla spesa, all’autobus, al messaggio rimasto senza risposta. Poi ti avvicini e cominciano a comparire cani, foglie, fiori, nomi, animali, telefoni cellulari, dettagli di parchi, piccole scene di vita quotidiana. Sono mosaici terapeutici, opere pubbliche nate da mani diverse, molte delle quali hanno conosciuto depressione, disturbo post-traumatico da stress, dipendenze, fatica mentale. Mani che hanno preso frammenti rotti e li hanno messi in ordine, una tessera alla volta.
Dietro questo lavoro c’è l’Hackney Mosaic Project, fondato da Tessa Hunkin, architetta diventata artista, oggi settantaduenne. Tutto è partito da un incontro casuale con un gruppo di recupero per la salute mentale a Westminster. Da lì è arrivata un’intuizione semplice e molto concreta: costruire un mosaico richiede lentezza, ripetizione, attenzione minuta. Devi scegliere i pezzi, tagliare le piastrelle, sistemare vetro e ceramica, premere ogni tessera nella malta, restare dentro un gesto preciso abbastanza a lungo da far tacere, almeno per un po’, il rumore nella testa.







