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Consacrazione di un fuoriclasse con le stigmate da leggenda. Il Tour de France 2026 che si è congedato come da tradizione sotto l'Arco di Trionfo ha avuto sempre un solo uomo al comando. Mai come in questa edizione non c'è stata storia se non quella unica e fenomenale di Tadej Pogacar capace di imporre la propria legge con una superiorità tecnica e atletica che non ha lasciato spazio agli avversari. Quinta Grande Boucle in carriera, la terza consecutiva dopo quella del 2024 e 2025 che va ad aggiungersi ai trionfi del 2020 e 2021, numeri che non sono sufficienti a testimoniare in pieno la grandezza dello sloveno che ancora una volta sulle strade francesi ha mostrato il meglio del suo repertorio. Attacca quando vuole, decide il ritmo della corsa, domina in salita, controlla con una squadra fortissima, fa anche il gregario per onor di team (come ha fatto sabato all'Alpe d'Huez per blindare il terzo posto in classifica generale del compagno di squadra della Uae, Isaac Del Toro, dietro il belga Remco Evenepoel). Soprattutto trasmette quella sensazione magnetica che è solo dei giganti. Con lui il risultato finale appare già scritto lasciando agli altri solo briciole e questo Tour ancora una volta senza nessun azzurro, lo ha confermato. Nelle 21 tappe dell'edizione 2026 solo quattro volte non si è vestito di giallo, tenendosi stretto la maglia di leader dalla sesta frazione fino al traguardo conquistando cinque tappe, come quella mitica dell'Alpe d'Huez di venerdì nel corso della quale ha cancellato davanti a 600 mila tifosi il record di scalata di Marco Pantani che risaliva al 1995 realizzando 34 sorpassi. Il campione del mondo che continua a confezionare capolavori in serie, in questo Tour adatto solo a fenomeni invita a scomodare i paragoni con leggende senza tempo di ogni sport.