Ogni mattina Gary Marcus apre la posta e trova il disastro. Una decina di notizie arrivate durante la notte dal mondo dell'intelligenza artificiale, ciascuna abbastanza grave da meritare un articolo.

Ma scriverli tutti significherebbe perdere i lettori, così Marcus ne assegna uno per volta a una scala di gravità, da uno a dieci, e commenta soltanto quelli che toccano il massimo. È una cernita che si ripete ogni giorno, davanti allo schermo, e a lungo andare stanca.

Marcus è uno dei critici più feroci dell'intelligenza artificiale generativa, e la sua è una voce difficile da liquidare. Scienziato cognitivo e professore emerito di psicologia e neuroscienze alla New York University, ha fondato una società di machine learning poi acquisita da Uber nel 2016. Parla di "allucinazioni" dei modelli, le loro risposte inventate di sana pianta, dal 2001.

Nel maggio del 2023 ha testimoniato al Senato degli Stati Uniti seduto accanto a Sam Altman. Tra i suoi libri, da Rebooting AI a Taming Silicon Valley, e la newsletter Marcus on AI, porta avanti da anni una tesi controcorrente: la strada per un'IA affidabile passa da sistemi ibridi, capaci di unire le reti neurali alla logica formale, e non dal solo potenziamento dei chatbot.