L'uscita della prima ministra, in caduta libera nei sondaggi, riaccende il dibattito sulle "morti da superlavoro". Opposizioni all'attacco: «Anche riposare fa parte del lavoro»

«Lavorare, lavorare, lavorare». È con questo motto che lo scorso anno Sanae Takaichi è stata eletta premier del Giappone. L’esponente del Partito Liberale Democratico – di orientamento conservatore – ha mantenuto quella promessa, al punto da arrivare a rinunciare al sonno. «Da quando sono prima ministra dormo tra zero e tre ore a notte. Finalmente ho potuto riprendere in mano lavori di casa come stirare, cucire e lavare i fazzoletti», ha scritto di recente la premier in un post su X.

La sua speranza, con ogni probabilità, era dimostrare la propria dedizione al lavoro, fino a rinunciare alla propria vita privata e, a quanto pare, trascurare la propria salute. E invece, a giudicare dal dibattito che ne è scaturito, la sua uscita ha avuto l’effetto esattamente opposto. La sezione commenti sotto il suo post è stata inondata da giudizi decisamente poco lusinghieri: «Imbarazzante», scrive un utente. «Ma è questo il modo di comunicare della leader di un Paese?», si chiede un altro. «Prenda una governante e vada a dormire», suggerisce qualcuno nei commenti.