Continuano a suscitare polemiche le dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi sulle sue notti in bianco, riaccendendo il dibattito sulla cultura del lavoro estremo nel Paese. La scorsa settimana in un post su X, il capo del governo aveva rivelato che dallo scorso ottobre "dormire da zero a tre ore a notte era diventata la norma", trascorrendo le notti tra documenti e faccende domestiche. Durante il fine settimana lungo, aveva poi aggiunto di essere riuscita a riposare cinque ore "per la prima volta dopo molto tempo".

Le parole di Takaichi, che in passato aveva promesso di "Lavorare, lavorare, lavorare" rinunciando al work-life balance, hanno scatenato reazioni contrastanti. Il leader dell'opposizione Yuichiro Tamaki ha sottolineato che "riposare è parte del lavoro" di un premier, invitandola a delegare per concentrarsi sulle decisioni cruciali. Un altro esponente dell'opposizione ha paragonato la mancanza di sonno a uno stato di ebbrezza, ipotizzando possibili ripercussioni sulla gestione del governo. Toru Kunishige, del Centrist Reform Alliance, ha avvertito su X che la privazione prolungata del sonno potrebbe "compromettere il giudizio e minacciare la gestione delle crisi nazionali".