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La Collegiata di San Ginesio

San Ginesio, 25 luglio 2026 - Torna accessibile, per due ore e in forma eccezionale, la Collegiata di Santa Maria Assunta di San Ginesio: dal terremoto del 2016 la comunità non può più varcarne la soglia, e oggi, ancora avvolta dai ponteggi del cantiere di restauro, la chiesa riapre al pubblico grazie a un'iniziativa promossa dalla Rete Museale Terre d'Appennino con l’Arcidiocesi di Camerino e San Severino, il Comune e la Ditta Sardellini Costruzioni. Martedì prossimo, in due turni -alle 16.30 e alle 17.15-, un gruppo ristretto di visitatori potrà accedere al cantiere per ammirare da distanza ravvicinata, sui ponteggi, elementi architettonici e artistici della Collegiata: la Cappella del Perdono, nota anche come Cappella dei Caduti, decorata da Adolfo De Carolis; la Cripta dei Salimbeni; l'Oratorio di San Biagio con gli affreschi dei maestri sanseverinati. La Collegiata, unico esempio nelle Marche di chiesa in stile gotico-fiorito, torna così visibile in condizioni che difficilmente si ripeteranno: un'occasione di prossimità inedita con un patrimonio che è segno di identità per l'intera comunità ginesina. La visita è resa possibile dalla proprietà dell'edificio, l'Arcidiocesi di Camerino - San Severino, dall'autorizzazione della Soprintendenza competente, dalle condizioni di sicurezza garantite dalla ditta Sardellini, che conduce il cantiere di restauro, e dallo studio di progettazione Gambacorta. L'iniziativa si inserisce nel programma di celebrazioni promosso dal Comitato nazionale per il VI centenario della morte di Jacopo Salimbeni, istituito con decreto del ministro della cultura: la Collegiata custodisce infatti l'affresco firmato nel 1406 dal fratello Lorenzo, tra i protagonisti, insieme a Jacopo, del gotico internazionale marchigiano. Alle 18.15, sempre martedì, il Loggiato dei Lumi ospita la chiusura della mostra “Rivelazioni sotto il loggiato. Mostra-restauro di due tele inedite”, dedicata a due dipinti finora sconosciuti, ritrovati durante il restauro della Collegiata dietro un cassone della sagrestia, arrotolati e in condizioni di forte degrado. Le tele, ora restaurate, saranno esposte al pubblico. Nella stessa occasione verrà presentato il secondo numero del Quaderno dei Lumi, che raccoglie la relazione di restauro delle due opere insieme ai contributi storico-artistici e archivistici di Matteo Mazzalupi e Luca Barbini. Alla presentazione interverranno il vescovo Francesco Massara, il sindaco Giuliano Ciabocco, i restauratori Matteo Mazzalupi e Luca Barbini, Barbara Mastrocola, direttrice del Museo Diocesano di Camerino, Ivan Antognozzi, direttore della Rete Museale Terre d'Appennino e organizzatore della giornata, e Tobia Sardellini, sponsor del restauro. Alle 16.30 primo turno di visita guidata Collegiata di Santa Maria Assunta, con ritrovo in piazza Alberico Gentili. Alle 17.15 secondo turno. Info e prenotazioni 0733.652056, info@sanginesioturismo.it. La visita alla Collegiata sarà riproposta, sempre con doppio turno, il 28 agosto, in occasione del Ginesio Fest. “Riaprire anche solo per due ore la Collegiata alla nostra comunità è un atto che vale più di mille parole: dal 2016 questa chiesa è un vuoto nel cuore di San Ginesio, un vuoto che oggi, tra i ponteggi del cantiere, iniziamo finalmente a colmare”, afferma il sindaco Giuliano Ciabocco. “La Collegiata non è soltanto un monumento: è luogo di fede e di memoria per la nostra comunità diocesana – aggiunge Francesco Massara, arcivescovo di Camerino - San Severino -. Aprirla, anche in questa forma provvisoria, significa restituire alla gente la possibilità di riconoscersi nella propria storia, mentre il cantiere procede verso la piena restituzione della chiesa al culto e alla comunità”. E Tobia Sardellini: “Lavorare fianco a fianco con questi capolavori significa avere ogni giorno la responsabilità di restituirli integri al futuro. Poter accompagnare i visitatori a pochi centimetri dagli affreschi, tra i ponteggi, è per noi l'occasione più autentica per raccontare cosa significa restaurare”. “Questa giornata racchiude il senso del lavoro della Rete Terre d'Appennino – conclude il direttore Ivan Antognozzi - ovvero mettere in relazione competenze diverse, enti pubblici, autorità ecclesiastiche, imprese di restauro, studiosi, per restituire ai territori la possibilità di riconoscersi nel proprio patrimonio, e valorizzarlo a fini turistici”.