Donald Trump rinvia «l'escalation significativa» contro l'Iran in parte per la scarsità di munizioni e intercettori Patriot contro i missili di Teheran, sempre più insidiosi e pericolosi. La decisione, emersa dall'incontro di venerdì del presidente Usa con i principali consiglieri e i membri di alto livello dell'amministrazione, ha dato il via alla tregua negli attacchi per il secondo giorno di fila, nel mezzo di «buoni» progressi negoziali segnalati tra Teheran e i mediatori sullo Stretto di Hormuz. L'Iran ha comunicato al Pakistan la sua disponibilità a proseguire i colloqui a Ginevra, Doha o Islamabad, accettando - come ulteriore segno "di buona volontà" - di stoppare le ritorsioni agli attacchi Usa.
«I mediatori sono al lavoro per cercare di impedire un'escalation della tensione», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in una conferenza stampa. Trump, di contro, sta «concedendo spazio ai colloqui: sta lasciando un po' di margine alla diplomazia», ha notato l'ambasciatore americano all'Onu Mike Waltz, assicurando che gli Usa sono «pronti a tutto» («locked and loaded», ovvero armati e pronti all'azione) per ulteriori attacchi, avendo trasferito altre risorse militari nella regione. Waltz, a Fox News, ha smentito che l'America sta razionando munizioni e missili Patriot per i problemi di approvvigionamento: «Le persone che diffondono queste sciocchezze meritano di finire in prigione», ha attaccato.











