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L’invito – almeno per il momento, solo quello – a spostare i risparmi dai conti correnti e dai depositi bancari e «canalizzarli» verso altri strumenti finanziari più remunerativi è ormai quasi quotidiano.
Da ultimo, segnaliamo la prima pagina del Sole 24 Ore di lunedì scorso («Sui conti correnti 1.163 miliardi ma l’inflazione ha già bruciato l’11%»), seguita dalla seconda pagina in cui quegli stessi miliardi sono definiti «fermi». Il 13 luglio era stata la volta dell’autorevole vicepresidente vicaria della Consob, Chiara Mosca, che nella sua relazione annuale ha dichiarato che «se solo una parte dei circa 11.000 miliardi di euro che costituiscono la ricchezza finanziaria disponibile delle famiglie europee fosse canalizzata verso investimenti in innovazione, l’Europa sarebbe in grado di colmare il divario che la separa dai principali competitor globali».
Allora sarebbe interessante capire perché il risparmio degli italiani non affluisca copioso verso le magnifiche sorti e progressive delle imprese assetate di nuove fonti di finanziamento per sostenere gli «investimenti in innovazione», a cui si riferisce la professoressa Mosca. Quanti e quali investimenti sono frenati perché il risparmio non viene «canalizzato» a loro favore? Una ricerca della Bce risponde in modo netto: nessuno.






