Quando nel 2007 Lenny Kravitz aprì The Florida Room a South Beach, tutti pensarono al nuovo Studio 54. Si trovava nell’hotel più mondano di Miami, il Delano, emblema Art Déco del 1947 reinventato da Ian Schrager e Philippe Starck negli anni Novanta. Madonna aveva festeggiato qui il suo 37esimo compleanno, consacrandolo a simbolo eccentrico della città. Oggi il pianoforte trasparente di Kravitz è ancora lì, nella lobby. Ma il leggendario indirizzo, dopo un lungo restyling, è cambiato radicalmente. A partire dal nome, Delano Miami Beach: al posto dei party si fa yoga, e si beve matcha invece dei Martini.

L’interno di uno dei Poolside Bungalow, le villette a bordo piscina che fanno parte delle 171 camere della proprietà.

“Abbiamo cercato di preservarne lo spirito, mantenendo la sua capacità di sorprendere e ispirare”, spiega Ria Vogiatzi, a capo dello studio di architettura Elastic che ha curato la riqualificazione insieme a Ennismore e Caine International. “Il Delano ha sempre incarnato un’eleganza spontanea e disinvolta, ma il concetto di “cool” è cambiato: non più vita notturna ed eccessi, ma equilibrio tra socialità e privacy, energia e serenità. Questa evoluzione ha guidato il nostro progetto”. I lavori hanno voluto rispettare tutte le anime del luogo, aggiornando le cifre stilistiche. “Abbiamo riportato alla luce la geometria delle colonne, reinterpretato in chiave contemporanea i pavimenti in terrazzo e ripristinato il ponte della lobby. Allo stesso tempo, abbiamo rivisitato gli elementi che hanno reso il Delano famoso, dalle scenografiche tende alle pareti al tavolo da biliardo, diventato un monolite scultoreo. Lo storico motivo a scacchiera riappare nella piscina del quarto piano, in un linguaggio più fresco”. A dominare è una palette di bianchi sovrapposti, in dialogo con la luminosità delle spiagge. Con 171 camere e suite, inclusi Poolside Bungalow e Penthouse Suite, un member’s club e due piscine, l’hotel è una destinazione a sé. Anche gastronomica, con il debutto americano di due ristoranti del gruppo Paris Society, Mimi Kakushi e Gigi Rigolatto. Ma è soprattutto il benessere a segnare il nuovo volto. A legare ogni ambiente è l’arte: dalla Leda Chair di Dalí alla Calvet di Gaudí, fino ai lampadari di Murano. E non solo. “Con la storica Nicola Green, abbiamo coinvolto gli autori locali per sviluppare una serie di motivi grafici ispirati al patrimonio culturale della città: tappeti, tessuti, arredi diventano parte del racconto”.