L'arcivescovo di Bologna: «Si arrivi alla verità ma senza affrettare le conclusioni. Ho apprezzato le parole del ministro Piantedosi»
«La solidarietà verso le forze di polizia è piena ed è proprio nel loro interesse valutare i fatti e verificare se ci siano stati eventuali errori e responsabilità». Interviene con queste parole il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna. In una lunga intervista ad Avvenire, Zuppi commenta per la prima volta il caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto nel capoluogo emiliano mentre veniva arrestato. «Chi deve fronteggiare il complesso tema della sicurezza – aggiunge il cardinale – si trova spesso a farlo in condizioni difficili, imprevedibili, di grande tensione, che richiedono le indispensabili capacità dell’uso della forza ma anche e soprattutto il controllo di questa».
L’appello per arrivare alla verità, ma senza fretta
Secondo Zuppi, sul caso Fakir occorre arrivare alla giustizia ma senza affrettare le conclusioni. Il cardinale, in particolare, sostiene di aver apprezzato l’impegno del ministro Matteo Piantedosi affinché non si crei un nuovo “caso Cucchi”. «Un impegno per la verità e la giustizia, per confermare la fiducia nelle istituzioni, antidoto alla rabbia e alla vendetta ‘fai da te’. Come peraltro ha chiesto con coraggio la nipote di Fakir. Chiedere giustizia, ovviamente, non vuol dire condanna – la presunzione di innocenza c’è fino a prova contraria per tutti – ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità. E questo processo richiede tempo e studio», spiega il cardinale.










