Il bilancio finale dei feriti dell’assalto No Tav di ieri è raddoppiato nel giro di poche ore: ieri erano circa 60, in serata è salito a 88. Questa mattina si contano 58 poliziotti, 48 carabinieri e finanzieri, per un totale di 124 forze dell’ordine contuse dopo la guerriglia che ieri ha devastato i cantieri dell’Alta velocità a Susa, Salbertrand, San Didero e soprattutto Chiomonte. È lì nel sito che ospita lo scavo del tunell di base, dove ci sono stati gli scontri più pesanti, con centinaia di antagonisti che sono entrati e hanno devastato tutto quello che hanno trovato. Ma nessuno, a quanto risulta, ha riportato lesioni gravi negli scontri a distanza con pietre, bombe carta e bottiglie incendiarie, una novità per questo tipo di assalti ai cantieri.
Adesso, dopo le quattro camionette bruciate insieme ai container, è partita la conta dei danni da parte delle forze dell’ordine ma anche da parte di Telt, la società italofrancese che gestisce la costruzione dela galleria ferroviaria più lunga al mondo (sono già stati scavati 50 chilometri su 164, e ogni giorno negli otto cantieri tra Italia e Francia lavorano 3.300 persone). Intanto a Digos della questura, coordinata dalla procura di Torino, indaga per dare un volto e un nome ai manifestanti più violenti, cui potrebbe essere contestata una lunga serie di reati: dall’attentato con finalità eversive e terroristiche all’associazione a delinquere, passando per invasione di terreni, devastazione, saccheggio, interruzione di pubblico servizio, violenza e lesioni a pubblici ufficiali. Accuse che già in passato sono state mosse in occasione di manifestazioni simili ma che poi non tutte hanno retto nelle aule di tribunale, come dimostra il processo Sovrano contro i militanti di Askatasuna: lì l’associazione a delinquere è caduta nel processo di primo grado ed è in corso quello davanti alla Corte d’Appello dopo il ricorso della procura generale.










