L’escalation militare in Iran, almeno per il momento, non ci sarà. È questa la conclusione cui è giunto Donald Trump dopo un incontro con i responsabili del Pentagono venerdì pomeriggio alla Casa Bianca. Il presidente sarebbe arrivato a questa conclusione dopo che i militari l’hanno avvertito che l’intensificarsi del conflitto avrebbe ulteriormente ridotto le già scarse scorte di intercettori antimissile Patriot e di altri sistemi di difesa aerea. La morte dei tre militari Usa in Giordania, la scorsa settimana, è stata causata proprio da un missile balistico iraniano, che è riuscito a eludere le difese aeree.
La decisione di non alzare il livello dello scontro è una nuova, significativa battuta d’arresto nella strategia iraniana della Casa Bianca. Giovedì, in un’intervista ad Axios, Trump aveva affermato: “Sto prendendo in considerazione un attacco massiccio. Più grande di quanto sia mai stato fatto prima. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti”. Poco prima, aveva ventilato la possibilità di colpire ponti, centrali energetiche e altre infrastrutture civili iraniane (ciò che sarebbe proibito dal diritto internazionale). Le dichiarazioni, insieme ai sempre più sostenuti raid americani su Teheran, sembravano andare in un senso molto chiaro. Esasperato di fronte alla tenace resistenza degli iraniani, alla loro scarsa disponibilità di piegarsi al negoziato, Trump aveva scelto l’opzione più dura. Un’esplosione di fuoco e distruzione, per costringere il governo degli ayatollah alla resa incondizionata.










