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Massimo M. Veronese

Il 25 luglio 1956 il transatlantico partito da Genova con a bordo 1.706 passeggeri fu colpito da una nave svedese che aveva perso la rotta. Norma Di Sandro, imbarcata con mamma e papà per cercare fortuna a New York, fu la più piccola delle 51 vittime. Avrebbe compiuto 4 anni due mesi dopo

Era la nave più bella del mondo, l’Italia distrutta dalla guerra che rinasceva dal mare, un capolavoro di eleganza e tecnologia nata per non morire mai. Lunga 214 metri l’Andrea Doria, con le sue 29mila tonnellate, le sue 700 cabine, i suoi 11 ponti e gli interni disegnati dai migliori artisti dell’epoca, era una città galleggiante con cento viaggi transoceanici fatti con a bordo divi come Anna Magnani, Liz Taylor, Cary Grant, Clark Gable. Cento viaggi più uno, l’ultimo, il 25 luglio 1956, settant’anni fa.

Dei 1706 passeggeri che salpano una settimana prima da Genova per New York, americani in vacanza, emigranti italiani, uomini d’affari, Norma Di Sandro è la più piccola: tra un paio di mesi farà 4 anni e vive con mamma e papà in una casa in affitto di due locali con bagno in comune sul ballatoio nel quartiere Dergano, periferia nord di Milano, al secondo piano di via Davanzati 22. È l’unica figlia, allora, di Tullio e Filomena: «Papà era di Colli a Volturno in provincia di Isernia, mamma di Marzano Appio, nel Casertano - racconta oggi al Corriere l'altro loro figlio Ermanno, nato negli Stati Uniti dopo la tragedia, oggi apprezzato architetto e critico d’arte -. Si sposarono nel 1951 e andarono a vivere a Milano. L’anno successivo arrivò Norma, la mia sorella maggiore che non ho mai conosciuto».