«Non possiamo attendere oltre, il Cdm del 4 agosto è troppo in là, un'era geologica», ha scandito da Palazzo Chigi Giorgia Meloni. Con il primo grande esodo delle vacanze alle porte, il governo accelera per abbassare i prezzi dei carburanti. Su spinta della premier, già la prossima settimana ci sarà un primo decreto tampone per sterilizzare le accise, riducendo per una decina di giorni quelle sul diesel di 24,4 centesimi e quelle sulla benzina di sei centesimi. Sette giorni dopo è atteso il bis: un nuovo provvedimento - forse un decreto interministeriale - che «congelerà» per tutto il mese una parte - forse più contenuta - della tassazione sui carburanti. E vista l'entità dell'intervento - dovrebbe superare i 150 milioni a settimana - è probabile che non basterà affidarsi al meccanismo delle accise mobili meno oneroso per le casse dello Stato, ma serviranno più risorse per una più costosa e incisiva sterilizzazione delle accise stesse. Si ritorna quindi a una misura simile a quella in vigore fino allo scorso 3 luglio, che il governo sperava - almeno fino alla ripresa degli scontri in Iran e a Hormuz - di non dover più rimettere in campo.
I NUMERI I tecnici della Ragioneria sono già a lavoro per trovare le coperture. E la scelta del doppio binario va proprio in questa direzione: per il primo intervento, quello ponte, non dovrebbe bastare l'extragettito incassato nel primo semestre dell'anno, tenendo conto che è rimasto poco per esempio dei 190 milioni in più di Iva sui carburanti, registrati a giugno e in parte già utilizzati. Per confermare la misura ad agosto, invece, si guarda all'extragettito Iva di luglio sui carburanti, ma non si escluderebbe di utilizzare una parte dei 9,1 miliardi recuperati tra gennaio e giugno grazie all'allineamento tra Pos e registratori di cassa.Come detto, è stata la premier Meloni a mordere il freno, a imprimere un'accelerazione decisiva alla sforbiciata del prezzo di benzina e diesel, con numeri che hanno superato già da un pezzo i livelli di guardia. La presidente del Consiglio sa che la rabbia di chi viaggia su gomma può diventare un boomerang elettorale e che a ben poco servirà spiegare agli italiani che l'impennata dei prezzi è uno tsunami inarginabile o che la crisi innescata dalla guerra all'Iran non è dipesa da lei. Al contrario, le è così invisa da averla spinta a sfilacciare il suo rapporto con Donald Trump. «Bisogna agire subito, serve un intervento tampone. I soldi si troveranno, non possiamo fare diversamente né tantomeno attendere di capire se la progressione dell'aumento dei prezzi terrà», il messaggio che la presidente del Consiglio ha consegnato al titolare del Mef, l'alchimista dei numeri sempre attento a tenere i conti in ordine, un compito ingrato soprattutto con una campagna elettorale che si avvicina a grosse falcate. Ma è la corsa dei prezzi alla pompa a dettare l'agenda di governo. Perché l'aumento di verde e diesel è tale da sfiorare il record del marzo '22, quando a Palazzo Chigi sedeva Mario Draghi e a infiammare i prezzi fu lo scoppio della guerra in Ucraina.Sotto traccia, ma neanche troppo, nel governo si fa inoltre spazio un'altra preoccupazione, dettata dalla convinzione che l'emergenza durerà, che il tendenziale dei prezzi resterà alto. Finora il governo ha speso quasi 2 miliardi per mettere un freno alla corsa dei carburanti, il rischio concreto è che il taglio si trasformi in un «salasso» costante, limitando anche i benefici di un'eventuale uscita dell'Italia dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo. Traguardo che Meloni confida di poter tagliare a fine settembre.In attesa di poter sbloccare dopo l'estate i 14 miliardi di flessibilità concessi dalla Ue per fronteggiare il caro energia (ma che non potranno essere utilizzati per il caro benzina), adesso l'imperativo per il governo è riportare il gasolio sotto i 2 euro al litro. E, parallelamente, evitare che la benzina superi quella soglia. Stando all'ultimo monitoraggio dell'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, ieri mattina, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service sulla rete stradale era a 1,979 euro al litro per la verde e di 2,180 euro al litro per il diesel.GLI EFFETTI La questione, chiaramente, non è soltanto politica, anche se ieri la leader del Pd, Elly Schlein, ha di nuovo accusato la premier di non aver «detto una sola parola sul caro carburanti, che rischia di mettere in ginocchio famiglie e imprese e di alimentare una nuova crescita dei prezzi». Il Fondo monetario ha spiegato che un'ulteriore fiammata dell'inflazione legata ai prezzi energetici può mandare all'aria la stabilità italiana, conquistata grazie ai progressi nel consolidamento fiscale e a una crescita moderata ma costante. Confindustria, nel suo ultimo report "Congiuntura flash", ha sottolineato quanto un decimale in più di carovita sia sufficiente a erodere la fiducia delle famiglie, che a sua volta è uno dei principali motori dei consumi. Mentre i petrolieri hanno già fatto sapere che sono attesi nei prossimi giorni almeno tra i cinque e gli otto centesimi di aumento sui carburanti, spinti dall'aumento del greggio quanto dal crollo nella produzione dei prodotti raffinati.













