"La salute mentale è una delle priorità della legislatura". Così l’assessora regionale Monia Monni, che ricorda che a Prato sono oltre 2.750 i bambini e gli adolescenti seguiti dai servizi dedicati: "E negli ultimi anni la domanda è cresciuta in modo significativo", spiega. La risposta? "Abbiamo rafforzato l’organizzazione dei servizi, sviluppato percorsi dedicati con il mondo della cultura, dello sport e del terzo settore e da ottobre sarà operativa una figura psicologica dedicata agli esordi giovanili e al passaggio tra i servizi dell’età evolutiva e quelli per adulti". "Prato – continua l’assessora – è anche il centro di riferimento aziendale per i disturbi della personalità. Stiamo investendo sull’abitare supportato insieme alla Società della Salute e al Comune e sulla presa in carico delle persone senza dimora. La salute mentale richiede servizi sanitari solidi e una comunità capace di sostenere le persone nei loro percorsi di autonomia".
Allargando il discorso alla sanità pratese – che sconta problemi annosi, primo fra tutti un ospedale nato piccolo, sottodimensionato per la città più multiculturale d’Italia (e anche per questo con problematiche assolutamente uniche) – la sfida da vincere per Monni è quella di completare, nel corso della sua legislatura, "la trasformazione della sanità territoriale". "Va fatta diventare parte della vita quotidiana delle persone": l’obiettivo è questo. "Significa portare a compimento le Case di Comunità, consolidare i Pir, attivare la Palazzina Biancalani, continuare a ridurre i tempi di attesa e rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio. La qualità della sanità – chiude l’assessore regionale – si misura nella capacità di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura. È questo il cambiamento che vogliamo lasciare a Prato: un sistema più vicino ai cittadini".






